Importanti lezioni in ogni dettaglio che la saggezza di Dio ha scelto e voluto nel contenuto del libro …
[12] Caleb disse: «A chi batterà Chiriat-Sefer e la prenderà, io darò in moglie mia figlia Acsa». [13] La prese Otniel, figlio di Chenaz, fratello minore di Caleb, e questi gli diede in moglie sua figlia Acsa. [14] Quando lei venne ad abitare con lui, persuase Otniel a lasciarle chiedere un campo a suo padre. Lei scese dall’asino e Caleb le disse: «Che vuoi?» [15] Lei rispose: «Fammi un dono, perché tu mi hai dato una terra arida; dammi anche delle sorgenti d’acqua». Ed egli le diede le sorgenti superiori e le sorgenti sottostanti. [16] I figli del Cheneo, suocero di Mosè, salirono dalla città delle palme, con i figli di Giuda, nel deserto di Giuda che è a mezzogiorno di Arad; andarono e si stabilirono fra il popolo. [17] Poi Giuda partì con Simeone suo fratello, e sconfissero i Cananei che abitavano in Sefat; distrussero interamente la città, che fu chiamata Corma. [18] Poi Giuda prese anche Gaza con il suo territorio, Ascalon con il suo territorio ed Ecron con il suo territorio. [19] Il Signore fu con Giuda, che scacciò gli abitanti della regione montuosa, ma non poté scacciare gli abitanti della pianura, perché avevano carri di ferro. [20] Come Mosè aveva detto, Ebron fu data a Caleb, che ne scacciò i tre figli di Anac.
Leggendo questo testo la sensazione e che ci si trovi davanti ad una sorta di riassunto di alcune delle conquiste di Israele nella terra promessa ma, durante il racconto, l’autore sembra voler ricordare, sottolineare o rivelare dei dettagli che mi sembra abbiano poi uno scopo didattico o esortativo particolare …
Il primo che trovo in questo brano emerge dalla consuetudine antica che consisteva nello stimolare il valore dei combattenti attraverso sfide o promesse particolari. In questo caso il personaggio è Caleb (che ricordo essere l’uomo che, insieme a Giosuè, si distinse fra il 12 esploratori – circa cinquant’anni prima – quando Mosè li mandò per conoscere attraverso di loro il territorio e le difficoltà della terra promessa) … Infatti, solo loro due avevano dato una risposta di fede nel loro resoconto, rassicurando il cuore dei loro fratelli sulla conquistabilità di quella terra grazie alla forza di Dio.
In sostanza, Caleb mise in palio sua figlia Acsa come premio per chi, fra i combattenti d’Israele, si fosse comportato più valorosamente conquistando la città di Chiriat-Sefer, dandogliela in moglie …
Quella città, che avrebbero ribattezzata Debir dopo la conquista, fu presa così da Otniel, nipote di Caleb, che quindi ricevette la figlia di Caleb in moglie.
Mi rendo conto che per la nostra mente moderna e occidentale questa appare come una cosa assurda, cioè pensare di dare la propria figlia come premio per il valore in battaglia e, peggio ancora, di darla in moglie … quindi con un matrimonio combinato a tutti gli effetti, senza che ci fosse alcun tipo di relazione, interesse o amore spontaneo fra i due …
In effetti, leggendo in particolare l’Antico Testamento, dobbiamo sempre tenere presente la questione della distanza storica e della differenza culturale, altrimenti ci ritroviamo facilmente in difficoltà davanti a un testo che comunque non è certo scritto con il proposito di provocarci o di metterci in difficoltà …
L’obiettivo evidente è piuttosto di raccontare, nella selezione ispirata e quindi scelta da Dio, degli episodi che ci aiutino a capire alcuni principi e soprattutto a prendere atto della grandezza di Dio, del Suo piano, della storia della Salvezza che aveva voluto e preparata fin dall’antichità, già dopo la caduta nell’Eden, e infine realizzata attraverso il Messia, nel Dio incarnato …
A dirla tutta, quando tempo fa mi misi a riflettere su questo specifico argomento, cioè i sui matrimoni combinati (in questo caso perfino usato come trofeo, come forte stimolo ad esprimere tutto il proprio valore per dei combattenti), mi sono sorpreso nel rendermi conto che la questione culturale è molto meno distante da noi di quanto ammettiamo o conosciamo …
Basta andare indietro di meno di un secolo, di diversi decenni, per renderci conto che questa consuetudine culturale era diffusa anche in Occidente e anche dalle nostre parti …
Non ci vogliono studi approfonditi per capire e sapere che i nostri nonni vivevano l’esperienza del matrimonio combinato senza tanti traumi e senza considerarla una follia, perché era una consuetudine culturale consolidata …
Inoltre, la mia la riflessione e ricerca mi aveva portato a comprendere degli aspetti nella relazione di coppia che, in generale, contrastano con la concezione post-moderna dei sentimenti e delle stesse relazioni …
In altre parole, mi sono reso conto che i sentimenti, che Francis Schaeffer negli anni ‘70 avrebbe definito come “ottimi servi, ma temibili padroni” … in realtà sono molto più influenzabili e gestibili di quanto la nostra mentalità post-moderna sia disposta ad accettare …
Semplificando, tutto ciò, quindi la storia dei nostri progenitori e i racconti del passato riguardo a relazioni e matrimoni combinati, dimostra che in effetti anche da una tale maniera di iniziare una relazione, quindi con la combinazione generalmente imposta da altri (nella maggior parte dei casi dai genitori) è possibile costruire un rapporto sentimentale che non ha nulla da invidiare ad un cosiddetto “colpo di fulmine” o ad un innamoramento con dei sentimenti nati spontaneamente nel cuore di una coppia …
Mi rendo conto che l’argomento è vasto e non è esauribile nell’ambito di una meditazione, ma mi basta ricordare questi aspetti che si dimostrano così semplici e naturali nel passato e contro i quali ci contrapponiamo con grande veemenza … eppure, non facciamo che perdere a mio parere il contatto con la realtà, trincerandoci nella nostra cultura …
Spero di riuscire a far capire che dovremmo essere meno facilmente giudici e critici delle situazioni che non abbiamo vissuto ed essere invece pronti ad accettare la possibilità, e talvolta l’opportunità, di intervenire sui nostri sentimenti condizionandoli e gestendoli in maniera positiva e costruttiva …
Per dirla tutta, se tutte le coppie riconoscessero questo principio di gestibilità dei sentimenti, probabilmente le relazioni sarebbero ben più solide e durevoli di quanto non siano … in quanto si capirebbe che i sentimenti hanno bisogno dell’intervento della ragione e delle buone motivazioni per essere stimolati e curati, così da farli crescere e mantenere freschi e solidi anche i sentimenti nati spontaneamente e che lasciati a loro stessi finirebbero per inaridirsi e morire …
Quindi lo stesso principio che emerge dal cosiddetto matrimonio combinato andrebbe applicato anche alle relazioni spontanee, facendo in modo che i nostri sentimenti siano sottoposti alle nostre scelte, alle nostre ragioni, al patto che abbiamo stabilito con la persona che è diventata il nostro partner per la vita … perché siano sentimenti curati e gestiti nel corso del tempo, proteggendoli dalle tentazioni e dalle distrazioni, concentrandoci sulla loro cura positiva, sugli stimoli che possiamo dare a tali sentimenti, in modo da mantenerli freschi e sempre più solidi, quindi resistenti e duraturi …
Tornando al nostro testo, ci rendiamo conto che non c’è traccia nel racconto della possibilità di considerare strane ed inaccettabili queste pratiche del tempo, come l’imporre alla propria figlia un matrimonio …
Anzi, leggiamo che Acsa non solo si era subito e tranquillamente adattata alla scelta del padre per lei, ma la vediamo subito dopo impegnata ed attiva come una moglie convinta di svolgere il proprio ruolo a fianco del marito, non semplicemente per dare una mano, ma svolgendo appieno il suo ruolo di sostegno e completamento della relazione matrimoniale …
Quindi Acsa, figlia di Caleb, era entrata appieno nel proprio ruolo, al punto di convincere il marito Otniel (da brava moglie mediorientale) a lasciarle chiedere al padre un ulteriore possedimento nella sua dote, cioè delle sorgenti che rendessero di ben altro valore i terreni ricevuti …
Un altro particolare interessante e che l’autore del libro dei giudici, che come abbiamo visto nell’introduzione probabilmente era Samuele, cita l’ingresso dei cognati di Mosè nel popolo, cioè che erano venuti a stabilirsi definitivamente in mezzo al popolo d’Israele …
Un altro particolare in questo brano, fra le varie conquiste citate, notiamo l’assegnazione a Caleb di Ebron, come aveva stabilito a suo tempo Mosè, frutto di una precisa promessa che Dio stesso aveva fatto a Caleb come ricompensa per il suo comportamento virtuoso e fedele, da esploratore della terra promessa, insieme con Giosuè …
Ultimo particolare di questo brano è quello che troviamo nel versetto 16, quando racconta che Giuda, nonostante fosse benedetto dal Signore e sostenuto nelle sue battaglie per la conquista del territorio, vincendo costantemente proprio perché il Signore camminava davanti a loro e combatteva per loro, viene precisato che però i cananei della pianura non poterono vincerli perché avevano dei carri di ferro …
È una nota che sta lì, che non viene approfondita e spiegata … Ma mi ha fatto pensare al fatto che la volontà del solo vero Dio, il sovrano, il Dio dei loro padri, Signore, il Re dei re, Si manifestava a volte in modi misteriosi … in questo caso decidendo che una parte dei Cananei, in un’area della pianura, vengono lasciati vivere, a differenza di tutti gli altri, come a voler ricordare che senza la benedizione, la guida, la decisione di Dio … tutte le difficoltà, gli ostacoli, i problemi che i 10 esploratori avevano effettivamente visto nella terra di Canaan, esistevano davvero, non andavano dimenticati per il solo fatto che Dio vinceva per loro … quindi era un modo per tenerli con i piedi per terra, ricordando che non era tutto un sogno, una fantasia, ma effettivamente era Dio che stava progressivamente combattendo le loro battaglie, vincendo per loro … Questo credo servisse ad aiutarli a non trascurare mai il loro senso di gratitudine e devozione al Signore, dando per scontate le Sue azioni in nostro favore …




