Una giustizia vera …

“[1] Poi il Signore disse a Giosuè: «Parla ai figli d’Israele e di’ loro: [2] “Stabilite le città di rifugio, delle quali vi parlai per mezzo di Mosè, [3] affinché l’omicida che avrà ucciso qualcuno senza averne l’intenzione, possa mettersi al sicuro; esse vi serviranno di rifugio contro il vendicatore del sangue. [4] L’omicida fuggirà in una di quelle città; e, fermatosi all’ingresso della porta della città, esporrà il suo caso agli anziani di quella città; questi lo accoglieranno presso di loro dentro la città, gli daranno una dimora, ed egli si stabilirà fra loro. [5] E se il vendicatore del sangue lo inseguirà, essi non gli daranno nelle mani l’omicida, poiché ha ucciso il prossimo senza averne l’intenzione, senza averlo odiato prima. [6] L’omicida rimarrà in quella città finché, alla morte del sommo sacerdote che sarà in funzione in quei giorni, comparirà in giudizio davanti alla comunità. Allora l’omicida potrà tornarsene e rientrare nella sua città e nella sua casa, nella città da cui era fuggito”». [7] Essi dunque consacrarono Chedes in Galilea nella regione montuosa di Neftali, Sichem nella regione montuosa di Efraim e Chiriat-Arba, cioè Ebron, nella regione montuosa di Giuda. [8] E di là dal Giordano, a oriente di Gerico, scelsero, nella tribù di Ruben: Beser, nel deserto, nell’altopiano; Ramot, in Galaad, nella tribù di Gad, e Golan, in Basan, nella tribù di Manasse. [9] Queste furono le città assegnate a tutti i figli d’Israele e allo straniero residente fra loro, affinché chiunque avesse ucciso qualcuno involontariamente potesse rifugiarvisi e non avesse a morire per mano del vendicatore del sangue, prima di essere comparso davanti alla comunità.”.

Ciò che Mosè aveva detto da parte del Signore, che quindi era previsto nelle disposizioni della Legge, Giosuè lo stava realizzando, in questo caso riguardo alle “città rifugio”.

Semmai ce ne fosse bisogno, ecco l’ennesima dimostrazione di quanto la Legge di Dio fosse speciale in confronto agli ordinamenti più o meno presenti nell’ambito delle società pagane del tempo … Ma la cosa che più mi colpisce è pensare che Dio ne era il Legislatore! Quindi, l’enorme differenza rispetto alla giustizia umana, sia allora che oggi, stava proprio nel fatto che Dio stesso verificava la veridicità dei fatti e l’onestà della testimonianza, in questo caso dell’omicida involontario …

Perciò non c’era alcuna possibilità di sbagliarsi davanti al sommo Legislatore che vedeva il cuore …

La giustizia di Dio aveva previsto che colui che fosse stato coinvolto in un omicidio involontario, quindi che non aveva alcuna intenzione di commetterlo, che non odiava la vittima (mancando il movente, ciò che avrebbe potuto portare all’omicidio) fosse lasciato in balìa del vendicatore del sangue!

Come evidentemente era solito a quel tempo, anche in ambito pagano, uno dei parenti più prossimi avrebbe cercato vendetta, o soddisfazione come si direbbe oggi …

Non doveva essere così nel popolo di Dio, non poteva essere così in un popolo che Dio aveva scelto, costituito, guidato e sul quale vigilava come sommo Giudice …

Così Dio aveva comandato di riversare alcune città come rifugio, un luogo – come viene spiegato nel testo – nel quale l’omicida involontario poteva recarsi subito dopo il drammatico evento per evitare di incorrere nella vendetta …

Gli anziani della città lo avrebbero ascoltato e poi accolto, dandogli un’abitazione … quindi un trattamento dignitoso e rispettoso, tutt’altro di quello che sarebbe successo nel contesto della vendetta in cui il dolore il desiderio della rivalsa non avrebbe consentito alcuna lucidità di pensiero e quindi di rispetto per chi involontariamente si fosse trovato in una situazione così triste e drammatica, arrivando magari fino al linciaggio …

Le città erano distribuite sul territorio di tutte le tribù, quindi ad una equa distanza in ogni ambito del paese, per poter essere raggiunte …

Inoltre, Dio aveva previsto anche un termine, cioè doveva esserci una scadenza, per il rifugiato per omicidio involontario, cioè non doveva essere una condizione definitiva, a vita, altrimenti sarebbe comunque stata una condanna definitiva, quantomeno all’esilio …

Dio stabilì che alla morte del sommo sacerdote in carica, quindi alla fine del periodo di quella legislatura, l’omicida involontario andava sottoposto a un giudizio finale dell’assemblea del popolo, per poi essere libero di tornare alla sua vita normale, quindi una sorta di conclusione ufficiale del suo periodo di lontananza a causa della sua circostanza triste di esilio …

Non sappiamo da questo testo se l’omicida involontario avesse la possibilità di portare con sé la sua famiglia ristretta, non è precisato, ma credo che l’obiettivo fosse quello di preservare la vita di questa persona, senza non descriverci tutto il resto …

È interessante notare che lo stesso trattamento in quella legge era riservato anche allo straniero che risiedeva in mezzo al popolo … sottolineava così l’attenzione che il Signore ha sempre avuto per la vedova, per l’orfano, per il povero e per lo straniero residente che aveva abbracciato la Legge di Dio e viveva nel suo popolo rispettando le leggi …

Ho cercato anche di immaginare, per semplificare nella mia testa un caso del genere, un camionista che pur essendo attento, ligio al dovere, rispettoso del codice della strada, ma che un giorno – transitando in una zona urbana con il suo mezzo – vede improvvisamente una persona a buttarsi sotto le sue ruote per suicidarsi … una scelta fra tante possibili per togliersi la vita …

Pensate potrà mai dimostrare la sua innocenza? Ci saranno testimoni che lo attestino? Come potrà sostenere la sua la sua tesi nella certezza di essere ascoltato? … Così riflettevo che, a quel tempo, la parola aveva un peso probabilmente ben maggiore di quello di oggi … ma che privilegio speciale aveva il popolo di Dio per il fatto che il Legislatore era Dio stesso e davanti a Lui non si poteva certo dire il falso, perché lui c’era sempre, Egli aveva visto e perciò giudicava e giudica rettamente …

La perfetta giustizia di Dio è un’altra delle caratteristiche divine che mi impressionano di più e che mi danno grande tranquillità in mezzo alle tante ingiustizie che vediamo, perché il Signore l’ha promesso e la Sua giustizia sarà applicata in modo perfetto, a Suo modo e nel Suo giorno …

Nel frattempo, certamente subiamo l’ingiustizia, la corruzione della giustizia umana e i suoi limiti, ma viviamo ogni circostanza nella certezza che Dio veglia su di noi …

Ripenso ogni volta a Giuseppe, quando subisco delle ingiustizie … mi è capitato più volte nel passato … Giuseppe serviva a ricordarmi che nulla sfugge al Signore e che nella Sua misteriosa volontà sta gestendo anche ciò che subisco, perché ha uno scopo per la mia vita e certamente trarrà gloria anche da quella circostanza triste …

Penso anche ai fratelli della Chiesa perseguitata, a quanto ingiuste e assurde siano la loro detenzione, le violenze che subiscono, ma penso anche alla mano amorevole e onnipotente di Dio che è con loro che li sostiene, che dà loro la forza di resistere e perfino di essere una buona testimonianza per i loro aguzzini … ecco come Dio usa quelle sofferenze, quelle ingiustizie per l’avanzamento del Suo Regno, per portare il Vangelo in luoghi altrimenti inaccessibili …

Abbiamo il Signore, un Dio meraviglioso, grande, onnipotente … nulla Gli sfugge, neanche nell’ambito della giustizia … perciò consoliamoci con queste parole, confidiamo con certezza in Lui …

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Chiesa Evangelica Isola

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