Dio di preoccupa dei buoi … o c’è di più?
[4] Non metterai la museruola al bue che trebbia il grano.
È una norma inserita nell’esposizione di Mosè fatta davanti al fiume Giordano, di quella Legge di Dio che ribadiva al popolo la Sua volontà per loro, prima di affrontare la terra promessa.
Questa specifica norma non è però inseribile in modo diretto in ciò che precede e in ciò che segue, è un verso a se stante, cioè si tratta di una norma che si regge da sé e che cita un principio che riguarda il creato, la natura e il diritto che Dio riconosce agli animali di godere prima di tutto e tutti del frutto del loro lavoro …
Ancora una volta si evidenzia il proposito di Dio di mettere un freno all’avidità dell’essere umano, il quale nel suo egoismo sfrutterebbe l’animale senza nessun ritegno senza prendersene cura, concentrato soltanto sull’immediato e sul vantaggio massimo che poteva trarre dal suo lavoro.
Questa ‘vista corta’ evidentemente è parte di noi, della corruzione del nostro cuore, perciò la dobbiamo combattere …
Però, tenendo conto che nella progressione della Rivelazione di Dio, il Nuovo Testamento interpreta e amplia la comprensione dell’Antico Testamento, è interessante che questo versetto lo ritroviamo poi in una citazione Di Paolo (1 Corinzi 9:9-10).
Vediamo come l’apostolo applica questa immagine al diritto non più limitato al soli principio citato in Deuteronomio, cioè che l’animale potesse godere nel proprio duro lavoro del poter mangiare subito di ciò che produceva, ma Paolo la usa per spiegare – direi in sostanza in forma allegorica – il principio secondo il quale anche l’operaio nella vigna del Signore, il fratello che lavori nell’opera del Signore, la sorella impegnata nell’opera del Signore … hanno il diritto di essere sostenuti e quindi di godere del frutto del loro lavoro, di avere supporto, sostegno economico per continuare a svolgere la loro attività per il Signore.
È interessante questa citazione e ci conferma, come stiamo vedendo in diverse occasioni confrontandoci con la Legge ripetuta da Mosè, quanto in effetti essa rappresenti una ricchezza enorme, in termini di principi da scoprire, imparare ed applicare nella nostra vita, che dimostrano la grande cura di Dio e la Sua sovranità, la Sua giustizia, la Sua lungimiranza, la Sua saggezza e anche la grande cura che Egli ha del Suo popolo, di coloro che Lo temono, Lo amano e Lo servono!
Imparando questo principio, vedremo attorno a noi molto meno gli stenti e la sofferenza che troppo spesso devono vivere coloro che servono il Signore … La causa la trovo nell’avarizia e nell’avidità di coloro che si dichiarano popolo di Dio, timorati del Signore, ma non agiscono minimamente con la generosità e la lungimiranza che questo principio è espresso in ambito economico!
Credo che dobbiamo tornare, o cominciare, ad assumerci la responsabilità di sostenere l’opera del Signore e vedere lontano i risultati, mentre curiamo nell’immediato ciò che serve per raggiungerli.
Invece, e troppo spesso, vediamo coloro che servono il Signore, ma vivono non dico proprio nella povertà, ma quasi, se confrontiamo la loro condizione con quella ben più satolla e piena di soddisfazione di piaceri materiali, nella vita di coloro che usufruiscono del loro servizio …
Lo stesso Paolo, che lavorava di notte per non essere di peso ai fratelli e per non sentirsi condizionato nel proprio lavoro per il Signore, ci insegna che dobbiamo imparare a preoccuparci del benessere e del sostegno di coloro che servono Dio e ci servono come suo popolo … A questo ci chiama il Signore, come servi fedeli nelle cose che ci dona in ‘amministrazione controllata’.
Ricordo come il principio della decima e delle primizie, nel culto ebraico, dimostravano che Dio deve venire prima di qualunque altra nostra priorità e desiderio, così come la prima parte del sacrificio che il popolo portava andava consacrata a sostegno e beneficio dei leviti e delle loro famiglie … Allo stesso modo, secondo lo stesso principio, dovremmo pensare innanzitutto al bene di coloro che ci servono, prima di pensare a noi stessi … e Dio ci benedirà, direttamente e indirettamente, nella Sua opera e nei Suoi effetti!



