Chi vive nell’avidità non ha colto il senso della Legge di Dio e tantomeno i criteri del Suo Regno insegnato da Cristo!

[10] Quando presterai qualche cosa al tuo prossimo, non entrerai in casa sua per prendere il suo pegno; [11] te ne starai fuori, e l’uomo a cui avrai fatto il prestito ti porterà il pegno fuori. [12] Se quell’uomo è povero, non ti coricherai avendo ancora il suo pegno. [13] Non mancherai di restituirgli il pegno, al tramonto del sole, affinché egli possa dormire nel suo mantello e benedirti; questo ti sarà contato come un atto di giustizia agli occhi del Signore tuo Dio.

Continua la presentazione di Mosè sui vari aspetti della Legge ed è evidente, in questa parte delle norme, la volontà divina di incoraggiare e tutelare il rispetto della dignità dell’essere umano, indipendentemente dalla sua condizione sociale, quindi senza discriminazioni …

In particolare, era la dignità del povero che andava rispettata e tutelata!

L’israelita non doveva mai dimenticare la sua storia e le sue esperienze nella povertà, nella schiavitù e cosi gli sarebbe stato più facile solidarizzare con il povero e rispettare i suoi bisogni primari …

Perciò in quel contesto, e in concreto, la Legge comandava che quando si era creditori con qualcuno, il proprio diritto non era la questione più importante, non al punto da diventare arroganti, arrivando a mancare di rispetto verso il debitore e magari facendo un’irruzione in casa sua, calpestandone la dignità …

Il pegno, la garanzia per il prestito era ovviamente qualcosa di valore, tale che comunque potesse compensare il valore del prestito … (come le macine di cui aveva parlato poco prima), ma per il Signore era inaccettabile che l’aspetto materiale scavalcasse o disprezzasse la dignità dell’altro, specie quando il pegno era qualcosa di essenziale per il debitore! Piuttosto, doveva pazientare e dare modo al debitore di essere lui a consegnare spontaneamente il proprio pegno … onorando così l’ansia dignità!

Evidentemente, il Signore ci conosce bene e sa quanto terribile e spietato possa diventare il cuore umano nel suo orgoglio, calpestando il prossimo in nome del proprio diritto o della propria maggiore forza …

Ma nell’eventualità che si trattasse di un debitore troppo povero per restituire la somma, anche essendosi preso il pegno, il creditore rendendosi conto della condizione del povero, doveva subito ridargli il pegno, preservando così la sua dignità … cosa che avrebbe certamente prodotto nel debitore un atteggiamento di gratitudine e di benedizione verso il creditore e la bontà dimostrata!

Già questo era un quadro virtuoso, positivo, ma Dio vi aggiunge un grande incoraggiamento che rimette le questioni materiali nella loro giusta posizione:

“… questo ti sarà contato come un atto di giustizia agli occhi del Signore tuo Dio.”!

Questa espressione la ritroviamo in importanti atti di fede nell’Antico Testamento (come per es. l’azione di Fineas descritta nel Salmo 106, ma in particolare in Romani 4 e Giacomo 2 che richiamano la fede di Abraamo) … il che sottolinea fortemente il valore che Dio da alla bontà e alla misericordia dimostrate, resistendo alle priorità materiali e all’egoismo!

Lo ricordo a me stesso: non porteremo nulla di materiale nella tomba, perciò agiamo con l’aiuto di Dio con misericordia e bontà e questo non sfuggirà certo al Signore, oltre che attirerà la benedizione del nostro creditore …

Chi vive nell’avidità e nella mancanza di rispetto per la dignità altrui, non ha colto il senso della Legge di Dio e tantomeno i criteri del Suo Regno insegnati da Cristo!

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Chiesa Evangelica Isola

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