No, alla banalizzazione del matrimonio …
“[1] «Quando un uomo sposa una donna che poi non vuole più, perché ha scoperto qualcosa di indecente a suo riguardo, le scriva un atto di ripudio, glielo metta in mano e la mandi via. [2] Se lei, uscita dalla casa di quell’uomo, diviene moglie di un altro, [3] e se quest’altro marito la prende in odio, scrive per lei un atto di divorzio, glielo mette in mano e la manda via di casa sua, o se quest’altro marito, che l’aveva presa in moglie, muore, [4] il primo marito, che l’aveva mandata via, non potrà riprenderla in moglie dopo che lei è stata contaminata, poiché sarebbe cosa abominevole agli occhi del Signore. Tu non macchierai di peccato il paese che il Signore, il tuo Dio, ti dà come eredità.”.
Sempre nel desiderio di capire quali principi possiamo trovare tra le righe della Legge che Mosè stava ribadendo al popolo, prima della sua effettiva entrata nella terra promessa, ci troviamo questa volta davanti alla questione della gestione della fine di un rapporto matrimoniale.
Era certamente una questione seria, triste, a volte drammatica … c’erano ricadute sociali, familiari, i figli, ma ciò che Dio sembra chiaramente sottolineare il popolo di una questione importante e delicata – al di là degli aspetti tecnici o delle indicazioni su come gestire tale circostanze.
Cioè , Dio avvisò il popolo di non prendere il matrimonio alla leggera. Ciò che Dio ha unito l’uomo non lo separi … aveva stabilito il Signore, ma conoscendo il nostro cuore corrotto, i nostri limiti la depravazione del nostro cuore nella nostra vita, Dio pose un freno e diede un ordine preciso.
Il caso era quello in cui si sarebbero verificate circostanze per le quali, in questo caso l’uomo, non si sentiva più di portare avanti il matrimonio a causa di questioni indecenti scoperti nella vita della moglie (ovviamente, ricordiamoci che era un’epoca ed una cultura sostanzialmente patriarcale, nella quale Dio più che stravolgere corregge i comportamenti).
Ebbene, non doveva accadere che ci fossero disprezzo, abusi, atteggiamenti arroganti e soprattutto senza alcuna forma di disciplina di alcun genere. Era una questione morale e soprattutto davanti a Dio.
Così Dio stabilì che l’uomo doveva scrivere una lettera di divorzio, quindi una dichiarazione ufficiale, formale, assumendosi la responsabilità di una tale grave scelta, cioè di mettere fine a quel rapporto.
Un atto da consegnare alla moglie perché andasse via in maniera regolamentata e trasparente.
Non ci sono accenni ad alcuna forma di disprezzo, ad esposizioni pubbliche, a processi, o addirittura a violenze o altro del genere.
Volete divorziare? Ok, ma fatelo in maniera seria, dignitosa, pulita, chiara, trasparente.
Attuato il divorzio, se accadeva che la donna si ricostruisse una vita e quindi sposasse un altro l’uomo, sempre in maniera regolare, ciò andava accettato e rispettato.
Ma se anche quel rapporto matrimoniale fosse finito con un nuovo divorzio, oppure se il secondo marito fosse morto, sciogliendo così di fatto il suo rapporto matrimoniale, Dio comandava che il primo marito non avrebbe potuto in alcun modo tornare con la moglie divorziata, perché c’era stata una contaminazione, una nuova relazione, un’unione che non consentiva di far finta di nulla e tornare ad un matrimonio precedentemente annullato.
Ecco, il principio che ne emerge è quello della sacralità del matrimonio davanti a Dio, che coinvolge il rapporto di cui Dio è testimone …
Una relazione riguardo alla quale Dio non vorrebbe che fosse interrotto dall’essere umano, ma soprattutto non alla leggera, perché resta sacro davanti al Signore.
In altre parole, quando l’uomo e la donna diventano una cosa sola davanti a Dio, realizzano anche una relazione esclusiva …
Certo, Dio ha tollerato il divorzio per tutelare la dignità e la posizione della persona, ma ciò non significa che il rapporto matrimoniale possa essere preso alla leggera, dimenticando l’unione intima, profonda davanti a Dio, fra le due persone, pensando di poterla annullare a proprio piacimento, continuando a cambiare partner come se nulla fosse.
Penso che dobbiamo riscoprire questo senso della sacralità della relazione e quindi del matrimonio, di una relazione di cui Dio è testimone, per contrapporci e contrastare una superficializzazione preoccupante delle relazioni umane, con lo svuotamento del senso del patto e dell’impegno, del vincolo davanti a Dio nelle relazioni umane.
Come cristiani, credo dobbiamo riscoprire l’importanza di un Dio testimone dei nostri rapporti, oltre che delle nostre azioni in generale, per rispettare i nostri impegni e non scadere mai nella banalizzazione, per tentare di giustificare la nostra tendenza al peccato.
Signore, ti prego, proteggi le nostre famiglie, ma soprattutto metti una guardia davanti al nostro cuore, proteggici dalla tentazione di scadere nelle relazioni, aiutaci per onorarle, santificandole – come è giusto che sia – davanti a Te nella nostra vita quotidiana, nelle nostre famiglie …



