“[5] Un uomo sposato da poco non andrà alla guerra e non gli sarà imposto alcun incarico; sarà libero per un anno di starsene a casa e farà lieta la moglie che ha sposata.”.

Siamo ancora nella parte della ripetizione della legge in cui Mosè sottolinea quanto seriamente Dio considerasse l’istituzione matrimoniale …

Se nella parte precedente i riferimenti erano soprattutto a regolamentare la gestione di un’eventuale divorzio, che era tollerato esclusivamente per ragioni serie, circostanza nella quale comunque andava rispettata la dignità della persona che veniva allontanata dal rapporto di coppia (con l’obbligo di una lettera di divorzio, precisa, circostanziata e con la quale ci si assumeva tutte le responsabilità delle proprie dichiarazioni), quindi regolamentava anche altri eventuali e successivi rapporti matrimoniali …

Questa volta Mosè sta parlando dell’aspetto positivo, costruttivo del rapporto di coppia.

Dio sapeva bene che da quel momento in poi Israele avrebbe dovuto affrontare una serie di circostanze anche belliche, militari, perché non in tutte le circostanze Dio avrebbe agito allo stesso modo, cioè non tutte le volte il popolo avrebbe dovuto soltanto assistere ad una vittoria operata direttamente dal Signore sul campo …

Infatti, Dio stava regolamentando anche la vita militare, cioè cosa doveva accadere quando una parte del popolo, una certa fascia di età, dei giovani maschi adulti, doveva dedicarsi al servizio militare e comunque a gestire le guerre con le quali Dio li avrebbe protetti dagli altri popoli e assicurato loro la terra promessa.

Un giovane uomo, quindi, che avesse contratto matrimonio, nel primo anno (secondo la Legge di Dio) andava esentato da qualsiasi attività militare e credo non solo per i rischi connessi ad essa, quanto piuttosto per occuparsi – prima di qualsiasi altra cosa – della cura e dell’impostazione di una buona relazione di coppia e quindi della vita matrimoniale.

Per un anno non doveva ricevere incarichi, né essere coinvolto in attività impegnative, tantomeno lontano da casa … anzi era chiamato a rendere felice la propria sposa.

Ovviamente, si può fantasticare molto su quante cose ci sono fra queste righe, cioè nelle implicazioni che Dio intendeva per rendere felice la propria moglie, quindi per impostare e consolidare la propria relazione di coppia.

Per chi ha vissuto, nel bene e nel male, l’esperienza del matrimonio e ne ricorda la prima fase, il primo anno, sa bene che da una parte è un periodo molto bello, stimolante, con tante scoperte l’uno dell’altro, novità, passione iniziale nella relazione … ma è anche il tempo delle incertezze, a volte delle delusioni, di scoperte inaspettate – nel bene e nel male.

Rispetto alla passione iniziale, è la fase in cui si inizia a scoprire i difetti dell’altro, capendo e vivendo cose che non erano mai successe prima, durante il fidanzamento, provando stress, disaccordo, difficoltà di adattamento, messa alla prova dei propri sentimenti, organizzazione della nuova della vita insieme.

Insomma, tante cose che spiegano molto bene il senso di questa raccomandazione della Legge e cioè il bisogno di impegnarsi nel primo anno di matrimonio ad investire tempo in un vero confronto, un approfondimento della conoscenza, impegnarsi nella crescita della confidenza, nell’affrontare probabili problematiche che ci aspettano nella vita di coppia, organizzarsi riguardo alla nuova casa, una possibile gravidanza e nascita di un figlio, l’assestamento nella relazione dopo l’abbandono della vita all’interno della famiglia di origine, quindi del rapporto con i genitori con tutto ciò che questo implica con nuovi equilibri in quelle relazioni.

Dio dimostra di non aver solo istituito il matrimonio come relazione di coppia (e non si sta parlando qui di cerimoniale, che può essere differente in base alla cultura). Parliamo quindi di sostanza nella relazione, del patto all’interno di una coppia, di un uomo e una donna che si impegnano l’uno con l’altra per una vita stabile, nella quale prendersi cura l’uno dell’altra, strutturare, curare e consolidare i propri sentimenti, ma anche i propri obiettivi, accomunare i propri desideri e i propri sogni e progetti, superare l’adattamento alla nuova vita, magari alla nuova località, alla nuova casa e nel caso gestire anche l’arrivo di un figlio (ricordiamoci che di certo in un popolo che desiderava e aveva bisogno di moltiplicare in una nuova terra, di certo non si poneva il problema del controllo delle nascite).

Perciò Dio predispone le cose in maniera che la prima parte, la prima fase della vita matrimoniale fosse facilitata dalla comunità e dalla nazione, lasciando libero lo sposo, quindi rendendo più semplice l’avvio è l’impostazione della loro vita di famiglia, per rendere felice una coppia …

In questo ho notato anche un dettaglio che mi pare riguarda la maggiore responsabilità che cade sulle spalle del marito, perciò in quella fase doveva essere più presente in casa, si preoccupasse di rendere felice la moglie e facilitare questo inizio del rapporto di coppia.

È interessante e bello notare questo aspetto della cura di Dio nelle nostre relazioni e, in particolare, nel matrimonio … ragione per la quale non solo andava preso sul serio questo comandamento da tutti, ma insegnava alla coppia a curarsi reciprocamente ed a farlo onorando il Signore che, per l’ennesima volta, dimostrava di preoccuparsi del nostro bene …

Resta in contatto con noi !


Chiesa Evangelica Isola

Chiesa Evangelica Isola