Solidarietà verso il povero o l’affamato, ma non per creare l’opportunità di approfittarsi della solidarietà ricevuta…
“[24] Quando entrerai nella vigna del tuo prossimo, potrai a tuo piacere mangiare uva a sazietà, ma non ne metterai nel tuo paniere. [25] Quando entrerai nei campi di grano del tuo prossimo potrai cogliere spighe con la mano; ma non metterai la falce nel grano del tuo prossimo.”.
Apparentemente, è solo un dettaglio nella presentazione della Legge di Mosè … in realtà siamo davanti ad un altro fra i numerosi principi che la Legge affermava e che rendevano il popolo di Dio davvero diverso da tutte le altre nazioni del tempo, in quanto pagane e idolatre …
Le leggi che Dio aveva stabilito, come abbiamo visto tante volte, non erano strani capricci di un Dio egoista o perfino malvagio (come quelli ‘prodotti’ dalla fantasia umana e poi trasformati in immagini cieche, mute, sorde e impotenti) … anzi, erano leggi che costantemente promuovevano il bene del popolo che le praticava …
Questa volta il principio era quello della solidarietà verso il povero o la persona affamata, ma certo non per creare le condizioni per approfittarsi della solidarietà ricevuta …
Come spesso abbiamo notato, nella Legge sono previste regole per le varie figure coinvolte in quella norma …
Così, se da una parte chi aveva la benedizione di possedere un terreno e di goderne i frutti, non doveva dimostrarsi avaro, anzi era chiamato a mostrare la propria solidarietà verso il povero, verso la straniero che si trovava casualmente nel suo campo, lasciando che si nutrisse … (infatti c’era la legge che regolava perfino la spigolatura, cioè stabiliva che quando si raccoglieva il frutto della vigna o si mieteva, bisognava lasciarsi dietro un piccola percentuale del raccolto, per consentire ai più poveri di avere il necessario per vivere (ricorderai la storia di Ruth la moabita che sopravvisse, nella prima fase dell’arrivo con sua suocera in Israele, proprio attraverso la spigolatura a favore dei poveri prevista dalla Legge mosaica).
Questa volta, però, la Legge si preoccupava di normare il comportamento dello ‘spigolatore’. Essere benedetto dal principio stabilito da Dio nella Sua Legge ricevendo aiuto, non doveva significare approfittarsene … quindi si poteva entrare nella vigna, non sarebbe arrivato il padrone col bastone, né avrebbe mandato dei cani rabbiosi contro l’intruso, anzi … però correva l’obbligo per l’ospite di mangiare del frutto, ma senza osare caricarsi di frutto, riempire ciò che poteva per portarlo via!
Lo stesso valeva per il frumento, poteva strappare quel che riusciva con le mani per nutrirsi, ma non poteva usare la falce per farsi un piccolo raccolto proprio e portarselo!
Godere quindi della solidarietà, ma non fare il furbo e approfittarsene …
Perciò la Legge di Dio continuava a dimostrarsi davvero un sistema giuridico stupendo che portava benefici su chi la osservava, creando un sistema solidale che insegnava come ogni cosa era un dono da Dio e non qualcosa da possedere con avidità e finendo col volerlo proteggere in modo avaro …
Ma anche come beneficiario, ricevere da Dio un aiuto nella propria condizione, potendo così sfamarsi o sopravvivere nel grave bisogno, non doveva significare fare il furbo e sfruttare la situazione!
Quanto dobbiamo imparare ancora dai principi di quella incredibile Legge, resistendo all’avidità, ma anche all’avarizia, all’egoismo, ma anche all’ingratitudine!



