Prestito a interesse: normalità o corruzione?
[19] Non farai al tuo prossimo prestiti a interesse, né di denaro, né di viveri, né di qualsiasi cosa che si presta a interesse. [20] Allo straniero potrai prestare a interesse, ma non al tuo prossimo, affinché il Signore, il tuo Dio, ti benedica in tutto ciò a cui metterai mano nel paese dove stai per entrare per prenderne possesso.”.
Il primo problema che questo semplice brano della ripetizione della Legge di Mosè ci pone è: chi è il mio prossimo? Ci serve proprio per poter capire e inquadrare che cosa Mosè stava raccomandando riguardo ai prestiti infatti questa distinzione nel contesto è fondamentale.
Quando a Gesù (Luca 10) chiesero: Chi è il mio prossimo? Egli rispose con la parabola del buon samaritano e la morale era, appunto, che il prossimo è chiunque nel bisogno, quindi aiutare senza distinzione …
Ma in questo brano, la Legge di Mosè va oltre e pone sì dei distinguo, ma sono legati proprio al momento storico che Israele stava vivendo entrando nella terra promessa.
Dio stava introducendo il popolo nella terra che aveva promesso di dare ai suoi padri. Infatti, fedelmente stava mantenendo quell’impegno preso con loro, dopo i quarant’anni trascorsi nel deserto, fino all’estinzione della precedente generazione, ribelle e ostinata.
Ora Mosè li stava preparando all’effettivo appropriarsi del territorio loro concesso.
Mentre nei confronti dei popoli dei quali stavano per ricevere il territorio, visto che Dio stava applicando il Suo giudizio contro quelle nazioni a causa del loro peccato, e la fedeltà di Israele consisteva nell’ubbidire a Dio meticolosamente e quindi adottando lo sterminio di Dio, oltre che rifiutare qualunque forma di l’idolatria che c’era il rischio di assorbire da quella gente …
Invece, riguardo alle restanti popolazioni, bisognava mantenere un distacco concreto che avrebbe contenuto ed evitato le tentazioni di essere coinvolti nei loro culti pagani …
In sostanza, mentre per chiunque fosse parte della propria nazione (ma anche per gli stranieri che vivevano in mezzo a loro) dovevano adottare un sistema di prestito assolutamente privo di ogni forma di interesse … l’interesse veniva invece mantenuto nei confronti degli stranieri e delle nazioni pagane circostanti, proprio a sottolineare il distacco che doveva restare fra sacro e profano, fra il popolo della Legge e tutti gli altri … nessun eccesso di relazioni, nessun matrimonio e perciò nei prestiti questo distacco andava sottolineato, applicando gli interessi.
C’è quindi di più di una semplice distinzione riguardo all’applicazione del tasso di interesse.
Nel primo caso si tratta di adottare un criterio economico nel quale veniva rifiutata l’idea di qualunque vantaggio da trarre nei confronti del proprio popolo e di tutti coloro che vivevano nella nazione.
Credo che il principio di fondo stia proprio nel fatto che riceviamo tutto dal Signore, non solo come provvidenza generica, ma proprio tutto: capacità amministrativa, salute per poter fare qualsiasi cosa, tempo, intelligenza …
Tutto questo deve creare in noi un atteggiamento di gratitudine e non di avidità e preteso possesso. In altre parole, se il fratello, il vicino, il membro del popolo o anche lo straniero che vive in mezzo al popolo, si trova in difficoltà, in una situazione di bisogno, e ci chiede un prestito … nessun tentativo di guadagnarci su, di lucrarci, di riceverne interesse, di aumentare il nostro patrimonio … deve transitare per la nostra mente, perché ciò che prestiamo in fondo non è nostro, ma è un bene che ci è donato in amministrazione controllata dal Signore! Quindi, essendo Dio che ce lo concede, non lo fa certo perché diventiamo egoisti e avidi … al contrario, lo rimettiamo a disposizione senza cercare di trarne alcun vantaggio, come attraverso l’applicazione degli interessi.
È interessante questo principio, perché riordina nella nostra mente i criteri di proprietà, di possesso, di amministrazione … così da regolare le nostre azioni, ma soprattutto ci esorta ad avere un atteggiamento di riconoscenza alla Fonte di ogni cosa, verso il Signore che ci dona tutto! È Lui che impone questo criterio di condivisione di ciò che ci ha dato, per aiutare chi è in difficoltà.
Se quando presti qualcosa, anche del denaro, a qualcun altro il primo pensiero che ti viene è quale vantaggio potrai trarne e quindi quale interesse applicare, significa semplicemente che sei dominato dallo spirito di questo mondo, che non solo non guarda in faccia a nessuno per avidità, ma vive dominato dal proprio egoismo … perché non conosce valori superiori come quello della Grazia, della misericordia e della riconoscenza a Dio in quanto agiamo in amministrazione controllata di beni che in realtà non ci appartengono, anzi Dio se ne serve per la Sua gloria, per il suo Regno, per il bene di coloro che possiamo aiutare e che Egli mette sulla nostra strada!
A pensarci bene, in effetti stiamo anche facendo il nostro bene, in quanto Mosè conclude questo comandamento con la promessa di Dio della Sua benedizione, per loro in quella terra e per il nostro benessere, qui ed ora, ma soprattutto per quello eterno …
Con la benedizione di Dio viviamo, mentre di ciò che accumuliamo non potremo portare nulla nella tomba …
Perciò viviamo con gioia la generosità, il piacere nel dare … e non adottiamo alcun interesse nei prestiti al tuo prossimo … e Dio provvederà per noi!



