Sacro e profano …

“[15] Non consegnerai al suo padrone uno schiavo che, dopo averlo lasciato, si sarà rifugiato presso di te. [16] Rimarrà da te, nel tuo paese, nel luogo che avrà scelto, in quella delle tue città che gli parrà meglio e non lo molesterai. [17] Non vi sarà alcuna prostituta tra le figlie d’Israele, né vi sarà alcun uomo che si prostituisca tra i figli d’Israele. [18] Non porterai nella casa del Signore tuo Dio il guadagno di una prostituta, né il prezzo di un cane, per sciogliere un qualsiasi voto, poiché sono entrambi abominevoli per il Signore tuo Dio.”.

Per quanto questi aspetti della legge di Mosè ribaditi prima dell’ingresso nella terra promessa appaiono come una sintesi comunque una ripetizione che non annullava non legge più ampiamente espressa nel libro del levitico e dell’esodo però ribadisce e sottolinea principi importanti che andavano tenuti presente proprio ora che si trovavano ad affrontare in modo diretto l’esperienza del dei nuovi territori e anche dei popoli con i quali con confrontarsi come vicini di casa.

Quindi, nei vari aspetti della legge ribadita in questo brano, ci sono soprattutto norme che riguardano gli aspetti morali del comportamento degli israelita.

È interessante notare come nei versi [15-16] ci sia una forma di tutela della schiavitù, cioè mentre fra i popoli pagani lo schiavo non aveva alcun valore se non quello economico della forza lavoro e del suo prezzo di mercato … questa legge precisava che anche nella schiavitù c’erano una dignità umana ed un valore da rispettare … Infatti, vi si raccomanda che uno schiavo che fosse fuggito dal proprio padrone non andava semplicemente riconsegnato, ma accolto per poi eventualmente verificare le ragioni per le quali questa fuga fosse avvenuta …

Questo significava intanto il non rendersi complici di maltrattamenti ingiustificati.

Quindi, il fuggitivo andava accolto come rifugiato e non doveva subire nessun tipo di abuso.

A questo riguardo, mi vengono in mente certe iniziative politiche ‘moderne’ che avrebbero voluto risolvere il fenomeno dell’immigrazione adottando il semplice provvedimento del “rimandare a casa”, cioè costringendo a tornare nella propria nazione i profughi, senza minimamente preoccuparsi, come invece affermava la Legge data a Mosè, di quali fossero le ragioni della loro fuga, del loro allontanamento dalla loro terra e dalle loro famiglie, dalle loro origini. È evidente che, solitamente, un profugo ha ottime ragioni per una scelta così dolorosa …

Immaginate quelli che arrivano ed arrivavano ancora con i barconi a Lampedusa, o su altre coste italiane … nemmeno possiamo immaginare cosa abbiano subito, infatti spesso sono passati attraverso l’inferno della Libia, subendo angherie, abusi, terribili violenze di ogni genere. Rimandarli indietro, significa sottoporli alla replicazione di tali terribili sofferenze o alla morte stessa.

Ebbene, tornando nell’antico Israele, tutto ciò era impensabile, non era accettabile nella Legge di Dio.

Quindi, pur non essendo adottato a quel tempo un diritto civile moderno, restava il fatto che uno schiavo, pur restando tale, doveva essere trattato con umanità, con misericordia, anzi considerato innocente quantomeno fino a dimostrazione di colpevolezza …

Un altro ambito di valore morale in questa Legge era il divieto di prostituzione, in realtà nel contesto si tratta più precisamente e molto probabilmente della prostituzione sacra. Infatti , come si evince negli versi successivi, il contesto è quello del portare come offerta nella casa del Signore il ricavato di un’attività illecita o comunque immorale, come era considerata quella della prostituzione e, ancora di più, quando si trattava di quella sacra, cioè esercitata nell’ambito del culto pagano.

Mi piace pensare, come avviene in questa traduzione, per questo principio possa essere applicato alla prostituzione in generale …

Lo dico perché rifletto da tempo sul fatto che, per quanto possiamo tendere a pensare che si tratti della scelta di un mestiere, quello definito “il più antico del mondo”, in realtà generalmente rappresenta la dimostrazione di quanto in basso si possa finire per cercare di sopravvivere e, in altri casi ancora peggio, quando si tratta di una chiara forma di schiavitù e quindi di costrizione alla pratica della prostituzione.

Ecco, nel popolo di Dio sia che si trattasse di prostituzione sacra – nell’ambito del culto pagano – e sia che si tratti di qualsiasi altra forma di prostituzione, era inaccettabile davanti alla Santità Dio … perché, oltre alla violenza e alla costrizione, restava una forma illegittima e quindi immorale di procurarsi dei guadagni con i quali magari si pensava di lavarsi la coscienza offrendone una parte nel culto a Dio.

Restava il fatto che il Signore dichiarava espressamente di non approvare questa pratica.

Il “prezzo di un cane”, verosimilmente e solo perché si trova in questo specifico contesto, credo che la interpretazione più corretta sia di riferirla alla prostituzione maschile che, all’epoca, erano i sodomiti, i maschi che si prostituivano in particolare in ambito sacro …

Perciò, ricavato di tali attività era inaccettabile nell’ambito dell’offerta nel culto a Dio. Il prezzo della prostituzione non poteva essere confuso o mescolato in alcun modo con il culto al solo vero Dio che, non solo rifiutava ogni forma di schiavitù, ma cercava costantemente il bene del suo popolo.

Nessuna somma di provenienza ambigua, promiscua o espressamente pagana ed impura, come quella ricavata dalla prostituzione, quindi della relazione illecita era accettabile ad essere adottata e usata nell’ambito del culto, o anche per riscatti ai fini della consacrazione con un qualsiasi sacrificio.

Davanti a Dio il sincretismo, la pretesa di mescolare sacro e profano, è inaccettabile … così come dev’esserlo nella nostra vita!

La signoria di Dio non può essere messa in discussione, non possiamo accettare altri padroni … la consacrazione richiede l’esclusiva nella vita di coloro che il Signore ha riscattato per fare di loro il suo popolo particolare!

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Chiesa Evangelica Isola

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