“[5] La donna non si vestirà da uomo e l’uomo non si vestirà da donna, poiché il Signore, il tuo Dio, detesta chiunque fa tali cose.”.
Come sai, non è mio solito trascrivere pensieri altrui nella mia meditazione … anzi, si tratta di fare i conti personalmente con la Parola di Dio e con ciò che mette davanti a noi ogni giorno, per adeguarci al disegno di Dio, alla Sua buona volontà per noi, cercando in ciò che fu scritto a suo tempo, quello che ci riguarda ancora …
Stavolta, però, la particolarità del testo, mentre ci riflettevo, mi ha portato a cercare confronto e speravo di appoggiarmi a qualche bel lavoro, a qualche brillante riflessione di altri sull’argomento e condividerlo …
Invece, sinceramente, sono rimasto ancora una volta piuttosto deluso …
In generale, non c’è – anche fra gli evangelici – un vero, sano e diffuso desiderio di cercare di capire con una corretta ermeneutica il perché Dio abbia preservato nel tempo la Sua Parola e l’ha fatta arrivare fino a noi, nonostante il grande problema sempre presente della “distanza storica”, cioè del lungo tempo trascorso da allora ad oggi, cos’è perciò davvero tramontato e cosa resta invece valido …
Il brano di oggi rappresenta un ottimo esempio di questa sfida …
Siamo infatti in un tempo nel quale il brano in sé culturalmente non ha alcun senso, proprio perché sono caduti rovinosamente innumerevoli distinzioni che nella storia sono state invece importanti riguardo al modo di vestirsi …
Bisogna perciò chiedersi onestamente se ci sentiamo figli di una cultura che ha fatto incredibili conquiste negli usi e costumi (quindi anche nel modo di vestirsi) o se piuttosto dimostri una incredibile e pericolosa relativizzazione, o perfino annullamento di ogni limite e valore morale di riferimento …
Semplificando: ci piace che ormai maschio o femmina non faccia più alcuna differenza, né nel modo di vestire, né tantomeno nelle relazioni? La consideriamo una conquista o una pericolosa perdita di riferimenti e valori?
Ovviamente, non sto cercando di usare stereotipi, o di imporre schemi morali discutibili e che in certi ambiti e culture sono dimostrazioni di fanatismo religioso …
Credo che questo brano ci ricordi soprattutto una verità di fondo e che oggi la cultura ‘moderna’, ma soprattutto atea, vuole eliminare: noi comunichiamo con ciò che vestiamo!
Ogni giorno facciamo delle scelte, anche nel vestire e, che lo ammettiamo o meno, comunichiamo ciò che sentiamo, ciò che vogliamo mostrare, ciò che ci sentiamo e perfino ciò che vogliamo nascondere …
Ricorderai, quando i ragazzi cominciarono ad adottare “la moda” dei pantaloni ‘calanti’, che dopo un po’ di tempo qualcuno fece notare che quel modo di fare era nato nel mondo delle carceri per comunicare, far capire senza parole, la propria disponibilità sessuale … Ma restava difficile per i ragazzi riconoscersi in questo, perché loro volevano ‘solo’ mostrare la loro pretesa libertà, ignorando tutto il resto … perciò continuarono! Ma è davvero possibile decidere cosa mantenere e cosa eliminare in un linguaggio che presenti più interpretazioni possibili?
Resta il fatto che col nostro vestire comunichiamo, che lo vogliamo o meno, e dobbiamo scegliere ogni volta come usiamo tale comunicazione …
Rispetto a chi ci vede, quindi, siamo anche ciò che vestiamo, perché lo scegliamo …
Perciò cosa imparo da questo brano in termini di principi?
Che Dio ha creato due tipi distinti nel genere umano, quello maschile è quello femminile … ha dato loro due corpi e due indoli, due distinti modi di essere … ha imposto loro delle regole dopo la caduta nel peccato, perché nel loro ruolo diverso assumessero delle responsabilità diverse, rendendone conto al loro Creatore!
Dio, che ci conosce a fondo avendoci creati, ha creato queste distinzioni perché nell’insieme, come unità, come coppia Lo rappresentassimo sulla Terra …
Già allora, in ambito pagano, dove regnava e continua a regnare la confusione anche fra i ruoli, oltre che nel vestiario, la questione sta nel chi regola la vita umana e con quali criteri, quali obiettivi, quali scopi …
Rispondendo a queste domande onestamente, credo che possiamo renderci conto che la questione del vestiario presenti principi ben più profondi e importanti …
Chi siamo, quali sono i limiti, cos’è il decoro, quali sono i contenuti che scelgo di comunicare anche quando scelgo come vestirmi, cosa domina il mondo e le regole della moda, ma anche i ruoli del maschio e della femmina, della moglie e del marito, della fedeltà o meno, della affidabilità nei rapporti, il valore della parola data, l’abitudine alla menzogna, l’ambiguità come sistema di vita …
Tante domande le cui risposte ci aiutano forse a prendere più chiaramente coscienza di chi siamo ed anche a che punto siamo nella nostra vita, nella nostra libertà o omologazione, nelle nostre scelte e obiettivi …
Io ringrazio Dio per questi stimoli, perché attraverso la Sua Parola, anche con questioni così antiche e per certi versi misteriose, mi costringe a usare la testa, a cercare di capire i perché della Sua Parola e fidarmi sempre più di Dio, piuttosto che continuare ad andare a traino di una società sempre più confusa e allo sbando …



