“… affinché essi non v’insegnino a imitare tutte le pratiche abominevoli che fanno per i loro dèi e voi non pecchiate contro il Signore Dio vostro.”
[10] «Quando ti avvicinerai a una città per attaccarla le offrirai prima la pace. [11] Se acconsente alla pace e ti apre le sue porte, tutto il popolo che vi si troverà ti sarà tributario e soggetto. [12] Ma se essa non vuole far pace con te e ti vuole fare guerra, allora l’assedierai; [13] e quando il Signore, il tuo Dio, l’avrà data nelle tue mani, ne passerai a fil di spada tutti gli uomini; [14] ma le donne, i bambini, il bestiame e tutto ciò che sarà nella città, tutto il suo bottino, li prenderai come tua preda; e mangerai il bottino dei tuoi nemici che il Signore, il tuo Dio, ti avrà dato. [15] Così farai per tutte le città che sono molto lontane da te e che non sono città di queste nazioni. [16] Ma nelle città di questi popoli che il Signore, il tuo Dio, ti dà come eredità, non conserverai in vita nulla che respiri, [17] ma voterai a completo sterminio gli Ittiti, gli Amorei, i Cananei, i Ferezei, gli Ivvei e i Gebusei, come il Signore, il tuo Dio, ti ha comandato di fare, [18] affinché essi non v’insegnino a imitare tutte le pratiche abominevoli che fanno per i loro dèi e voi non pecchiate contro il Signore Dio vostro. [19] Quando farai guerra a una città per conquistarla e la cingerai d’assedio per lungo tempo, non ne distruggerai gli alberi a colpi di scure; ne mangerai il frutto, ma non li abbatterai: l’albero della campagna è forse un uomo che tu debba includerlo nell’assedio? [20] Potrai però distruggere e abbattere gli alberi che saprai non essere alberi da frutto, e ne costruirai delle opere d’assedio contro la città che fa guerra contro di te, finché cada.
Per comprendere al meglio questo brano dobbiamo ricordare il contesto storico, cioè il momento in cui stavano accadendo queste cose e quindi a quali fasi Mosè si sta riferendo nel dare queste indicazioni …
Il popolo era riunito al di qua del Giordano, preparandosi ad entrare nella Terra promessa dopo che la generazione ribelle dei loro genitori era deceduta progressivamente nel deserto.
Era giunto il momento di cominciare la conquista della terra che Dio donava loro e che aveva promesso ai patriarchi.
Già due regni pagani (Chesbon e Basan) erano stati conquistati, assicurando così il territorio a due tribù di Israele … ora si trattava di entrare nel vivo della conquista della gran parte della terra promessa al di là del Giordano.
Nel modo in cui dovevano progredire e agire nell’assediare e conquistare o distruggere nazioni e città che si trovavano sul loro cammino, Mosè dà indicazioni precise.
L’elemento comune di tutto il discorso sta nell’affermazione che Mosè sottolinea e cioè che: la terra era un dono, era donata loro dal Signore ed era sempre il Signore colui che combatteva le loro battaglie, camminava davanti a loro e vinceva per loro.
Per tutto ciò che atteneva alle zone lontane dal territorio specifico della terra promessa, quelle popolazioni andavano trattate secondo le regole di guerra e cioè quando Israele affrontava una città da conquistare, doveva offrire loro la pace e la possibilità di assoggettarsi, evitando così di far loro del male … ma se rifiutavano, andavano assediate e quindi conquistate, uccidendo soltanto gli uomini, i guerrieri, e prendendo il resto come bottino di guerra, com’era consueto a quel tempo.
Situazione diversa era quella dei popoli che Dio aveva deciso di rimuovere ed eliminare, insediando Israele nei loro territori, in quanto più volte nel passato Mosè aveva ribadito che si trattava del giudizio di Dio su quelle nazioni, oltre che provvedere la terra promessa ai loro padri. Si trattava degli Amorei, Cananei, Ferezei, Ivvei e Gebusei.
In questi casi precisi, e per le ragioni di giudizio che ho ricordate, si trattava di procedere alla eliminazione radicale di “tutto ciò che respira” in quelle nazioni e prenderne il possesso.
È interessante però notare che la preoccupazione di Dio non era quella di fare una dimostrazione di forza, anzi, ma di fare in modo che quelle specifiche nazioni non potessero avere modo di insegnare a Israele le loro vergognose tradizioni, le loro abitudini, il loro paganesimo idolatrico (nel quale arrivavano perfino a sacrificare i propri figli per ingraziarsi il favore degli dèi), che aveva portato Dio a decretarne la completa distruzione …
Quindi non si trattava di una arrogante conquista territoriale, ma del giudizio di Dio applicato contro la malvagità di quelle nazioni pagane …
Anche il rispetto per gli alberi da frutto è un particolare interessante … l’antico il popolo d’Israele non doveva abbandonarsi alla distruzione sconsiderata, come facevano altri popoli distruggendo selvaggiamente il territorio, anzi andava tutelato e perfino le conquiste avevano un criterio finalizzato a preservare il popolo, ma senza mai abusare, sfogare la propria ira contro gli altri popoli … Anche questo faceva dell’antico Israele una nazione diversa, che non applicava perciò un criterio di conquista sconsiderato, espansionistico e colonialista, ma seguendo le indicazioni di Dio, secondo le Sue promesse, secondo i Suoi progetti giusti … da una parte donare a Israele ciò che gli aveva promesso e dall’altra distruggere delle nazioni pagane, applicando il Suo giusto giudizio sulla loro malvagità, il loro peccato, la loro idolatria, il loro vergognoso comportamento contro la legge morale di Dio, attivando perfino ad uccidere i propri figli in nome di dèi inventati dalla mente umana perversa …
Devo stare attento a non ‘misurare’ Dio con un metro umano, ma a riconoscerLo come il Dio dell’universo , il Creatore, che fa tutto ciò che vuole, senza dover rendere conto a nessuno … eppure si dimostra perfettamente giusto in tutto ciò che fa!



