“… affinché per tutta la vita ti ricordi del giorno che uscisti dal paese …”
[1] «Osserva il mese di Abib e celebra la Pasqua in onore del Signore tuo Dio, poiché nel mese di Abib, il Signore, il tuo Dio, ti ha fatto uscire dall’Egitto, durante la notte. [2] Celebrerai la Pasqua al Signore tuo Dio, sacrificando vittime delle tue greggi e dei tuoi armenti, nel luogo che il Signore avrà scelto come dimora del suo nome. [3] Non mangerai con queste offerte pane lievitato; per sette giorni le mangerai con pane azzimo, pane d’afflizione, poiché uscisti in fretta dal paese d’Egitto, affinché per tutta la vita ti ricordi del giorno che uscisti dal paese d’Egitto. [4] Non si veda lievito presso di te, entro tutti i tuoi confini, per sette giorni; e della carne che avrai sacrificata la sera del primo giorno, nulla se ne conservi durante la notte fino al mattino. [5] Non potrai sacrificare l’agnello pasquale in una qualsiasi delle città che il Signore, il tuo Dio, ti dà. [6] Sacrificherai l’agnello pasquale soltanto nel luogo che il Signore, il tuo Dio, avrà scelto come dimora del suo nome; lo sacrificherai la sera, al tramontar del sole, nell’ora in cui uscisti dall’Egitto. [7] Farai cuocere la vittima e la mangerai nel luogo che il Signore, il tuo Dio, avrà scelto; la mattina te ne potrai tornare e andartene alle tue tende. [8] Per sei giorni mangerai pane azzimo e il settimo giorno vi sarà una solenne assemblea, in onore del Signore tuo Dio; non farai nessun lavoro.”.
Eccoci alla ripetizione della Legge da parte di Mosè, riguardo alla celebrazione della Pasqua ebraica … anche in questo caso, essendo una ripetizione, ci sono meno dettagli che nella prima presentazione della Legge, quarant’anni prima.
Il mese stabilito da Dio, dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana, come il primo mese dell’anno biblico, è abìb. Quindi la cronologia dei mesi secondo il nuovo calcolo religioso era diverso da quello civile. “Questo mese sarà per voi il primo dei mesi: sarà per voi il primo dei mesi dell’anno” (Esodo 12:2), “Voi uscite oggi, nel mese di Abib” (Esodo 13:4).
Corrispondeva al nostro periodo marzo- aprile ed era quello della maturazione e raccolta dell’orzo.
Mosè precisa che si trattava di celebrare in onore del Signore, perché serviva a ricordare di Chi era il merito della liberazione dalla schiavitù avvenuta in quella notte … (1)
La celebrazione al Signore andava fatta con dei sacrifici di vittime animali, in questo caso da non fare in ambito domestico, ma nel luogo scelto da Dio per la Sua presenza nel popolo … (2)
L’espressione “il Suo Nome” si vede nel testo che corrisponde a Dio stesso, alla Sua Persona, alla Sua presenza …
La ragione dell’uso del pane azzimo, non lievitato, stava nel ricordo dell’uscita “di fretta” dall’Egitto. Bisognava ricordarsi di quella uscita notturna fatta di fretta, non c’era stato il tempo di aspettare la lievitazione, era perciò un pane d’afflizione, non di soddisfazione, perché ricordava la dura, dolorosa condizione dalla quale Dio li aveva liberati …
Mangiarne per sette giorni era un modo concreto per imprimere nella memoria il senso di gratitudine per la grande liberazione che Dio aveva deciso di concedere loro.
Una memoria “per tutta la vita” … (3)
Ogni particolare aveva quindi il suo significato simbolico, dava senso ai vari aspetti del ricordo …
Il sacrificio dell’animale innocente, condizionante per la liberazione, mi ricorda ovviamente quello che era accaduto in Egitto e come quel sangue dell’agnello cosparso sugli stipiti delle porte delle case ebree aveva fatto sì che l’angelo della morte passasse oltre, colpendo solo i primogeniti degli egiziani …
Di conseguenza, questo proietta i miei pensieri verso Gesù, l’Agnello di Dio, il cui sacrificio è stato necessario per la liberazione del Suo nuovo popolo, di chiunque crede …
Il sacrificio andava fatto “… la sera del primo giorno e nulla se ne conservi durante la notte fino al mattino.”.
Anche quella che poteva sembrare una inutile pignoleria di Dio sui tempi del consumo della carne, in realtà si dimostra come l’ennesimo segno di attenzione del Signore verso il Suo popolo! In un clima così caldo, dove non c’era ovviamente la possibilità di mettere in frigo e consumare la carne con calma, tutto andava consumato entro la notte …
Il ricordo di quella liberazione speciale doveva essere un evento nazionale, non domestico, andava fatto insieme, in un nitido ricordo: al tramonto (come quel giorno in Egitto), riuniti per sacrificare l’agnello innocente, per cuocerlo e consumarlo insieme in quella stessa notte, nel luogo che Dio avrebbe scelto nella terra promessa per la Sua presenza, per poi tornare la mattina alle proprie tende … (5-7)
Mi fa riflettere il fatto che Mosè parli di ricordo, di celebrazione del Signore, di solennità, di onore del Signore … mai di festeggiamenti, di sprechi, di ‘bere per dimenticare’, di grandi abbuffate, ma di ricordare attentamente la grandezza della liberazione ricevuta …
Sei giorni di pane azzimo e il settimo andava dedicato ad: “… una solenne assemblea, in onore del Signore tuo Dio; non farai nessun lavoro.”! (
Un tempo di ricordo dedicato esclusivamente a celebrare il Signore …
Mi piace ricordare il valore del ricordo, della memoria, attraverso le parole di un fratello che alcuni decenni fa scrisse: “Se non impariamo dalle lezioni della storia, siamo condannati a ripeterne gli errori!”.



