“[21] Non concupire la moglie del tuo prossimo; non bramare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo”.

L’ultima delle 10 parole della Legge morale di Dio tocca un argomento ‘delicato’, importante, che mette a nudo più che mai la nostra miseria, il nostro cuore corrotto dal peccato …

Il Signore avrebbe potuto esprimersi in modo più generale, pur restando diretto, per esempio ordinando: “Non invidiare!” e fermarsi lì, ma probabilmente non avrebbe ottenuto lo stesso effetto!

Lo dico, perché penso che il nostro problema umano sia “a monte” … cioè nel modo in cui ci lasciamo andare, ci lasciamo dominare dal nostro iniziale desiderio, cioè nella concupiscenza … anziché indietreggiare e abbandonarla subito!

Definirei la concupiscenza come il desiderio insistente, forte di voler avere ciò che però sappiamo di non dover e poter avere!

Ma se sappiamo di non dover e poter averlo, perché insistiamo in noi, fino a cadere vittime di noi stessi, cioè fino a “partorire” il peccato, come spiegherà Giacomo nella sua lettera?

“… Dio non può essere tentato dal male ed egli stesso non tenta nessuno; invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte.” (Giacomo 1:13-15)

Credo perciò che se la Legge ci sta mettendo in guardia dal risultato, lo fa intervenendo sulla radice, cioè sull’inizio del processo nella nostra mente, nel nostro cuore, per proteggerci da noi stessi!

In altre parole, il comandamento “Non concupire”, se preso sul serio ci ferma in sostanza prima di arrivare al processo mentale che porta al peccato …

Visto che il concupire corrisponde al “desiderare fortemente”, allora il possibile intervento sta nella gestione dei pensieri che producono poi il desiderio …

Sto pensando al fatto che la raccomandazione di Paolo ai credenti di Filippi di riempire i propri pensieri (4:8-9) di cose buone, onorevoli, giuste, virtuose, lodevoli … perché Dio custodisca i nostri cuori … ci sta dando la ‘formula’, il metodo per porre un freno concreto, importante alla nostra concupiscenza!

Se i nostri cuori sono impegnati ad essere ripieni di buone cose, di buoni pensieri … non resta tempo e spazio per la concupiscenza …

Per riprendere gli esempi o gli ambiti citati dal comandamento stesso: per non arrivare a desiderare la moglie del tuo prossimo … quando quella tentazione arriva nella tua mente, devi farti trovare impegnato a curare il tuo rapporto con tua moglie /marito, a pregare per ringraziare il Signore per lei ed esprimere il tuo apprezzamento, a farlo mentre sei impegnato a prendertene cura, alimentando questi buoni pensieri … In questo modo la tentazione che si propone davanti a te, semplicemente non trova spazio, diventa fuori luogo, senza senso per la tua mente impegnata positivamente e grata per ciò che hai!

Più concretamente: se spendi il tuo tempo a riconoscere le virtù, i pregi, le buone esperienze riguardo a tua moglie / marito … mentre lavori, ti impegni per migliorare ciò che non è soddisfacente … la tua mente diventerà come un muro di gomma che respinge la tentazione quando arriva …

Al contrario, se sei distratto anziché concentrato sul tuo coniuge, se non stai curando il vostro rapporto, se non stai innaffiando la pianta dei tuoi sentimenti, con l’acqua della gratitudine, dei buoni ricordi, mentre dissodi il terreno per migliorare ciò che ne ha bisogno … facilmente accoglierai la ‘proposta’ della tentazione di osservare quanto interessante e migliore “sembri” la moglie / marito altrui …

Così comincerai a fare confronti, esalterai i difetti del tuo coniuge (perché ovviamente li conosci meglio), ammirando i pregi di chi ti è proposto dalla tentazione, infatti soffermerai i tuoi occhi su ciò che appare, piuttosto che sul cuore … ammirerai la moglie dell’altro che vedi in giro sempre ‘sistemata’, confrontandola con tua moglie che vedi più spesso ‘trascurata’ in casa, mentre corre per stare dietro alla casa …

Così, anziché far rimbalzare la concupiscenza con la tua mente impegnata nel bene, la accogli e la alimenti accontentandoti di una osservazione superficiale che ti porta al male, a non preoccuparti più degli effetti di quei desideri che si stanno facendo spazio in te, perché non sei abbastanza saturo di buoni pensieri …

Lo stesso principio vale ovviamente per la concupiscenza riguardo alla casa altrui, alle sue proprietà, alle sue possibilità economiche, al suo apparente successo … perché con una osservazione superficiale e un cuore vuoto dalle cose virtuose si riesce a fare tanti danni!

Resta il fatto, come ha scritto qualcuno, che “Chi è grato non si amareggia …”!

Signore, aiutami a riempire il mio cuore di cose virtuose che tu approvi … aiutami a vedere i Tuoi doni ed esserne grato, per prevenire gli effetti della concupiscenza, per non darle spazio, perché non possa crescere e produrre danni, peccando contro di Te e il mio prossimo!

In fondo, capisco che in questo ambito la Legge di Dio intende proteggere la famiglia e la proprietà, ma proteggendo il nostro cuore dall’ingratitudine per ciò che Dio ci dona, oltre che dalla tentazione che ci porterebbe a capitolare, a crollare sotto i colpi insistenti della concupiscenza, la quale in effetti trova spazio e attecchisce in un cuore vuoto, distratto e ingrato …

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Chiesa Evangelica Isola

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