“Onora tuo padre e tua madre, come il Signore, il tuo Dio, ti ha ordinato …”

“[16] Onora tuo padre e tua madre, come il Signore, il tuo Dio, ti ha ordinato, affinché i tuoi giorni siano prolungati e affinché venga a te del bene sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà.”

Continua la sintesi della Legge che Mosè presentò quel giorno alla nuova generazione di adulti israeliti, dopo che la precedente, i loro genitori, zii, nonni si era ormai estinta … preparandoli così ad entrare finalmente nella terra promessa.

Ma questo verso dimostra semplicemente l’impostazione patriarcale mediorientale del tempo? Questa idea dell’onorare i genitori ha ancora senso? Non è forse vero che i figli dovevano farlo per non subire una pesante punizione? Si può costringere nei sentimenti? E, soprattutto, quando i genitori sono tutt’altro che onorabili, che si fa?

Tutte domande legittime …

Per quanto possibile, esprimo ciò che ho messo insieme nel corso del tempo a riguardo per me …

Per quanto nel mondo mediorientale, in effetti, l’autorità genitoriale era e resta ben più forte, la Bibbia è però trans-culturale e sovra-culturale … quindi le espressioni bibliche, pur tenendo conto delle culture del contesto, hanno un valore che supera questi aspetti …

Migliaia di anni dopo l’emanazione della Legge di Dio data a Mosè, l’apostolo Paolo scrisse ai cristiani di Efeso, quindi ex pagani (Efesini 6): “1 Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto. 2 Onora tuo padre e tua madre (questo è il primo comandamento con promessa) 3 affinché tu sia felice e abbia lunga vita sulla terra.”.

Quindi, comprendendo chiaramente le ragioni della resistenza dei figli nell’onorare i propri genitori ed ubbidire loro, fintanto che vivono sotto la loro responsabilità … Sono ragioni che individuo soprattutto in: una resistenza peccaminosa, espressione di un cuore ribelle e restìo alla sottomissione … ma anche in una difficoltà oggettiva legata alla ribellione dei genitori alla stessa Legge di Dio, al loro frequente non meritare affatto il rispetto dei figli, comportandosi in modo indegno del loro ruolo …

Eppure il comandamento, in termini di principio, come ribadito da Paolo, resta valido … perché?

Per la stessa ragione per la quale ci esorta ad ubbidire alle autorità costituite … perché, spiegherà Paolo ai cristiani di Roma (13:1): “ 1 Ogni persona stia sottomessa alle autorità superiori; perché non vi è autorità se non da Dio; e quelle che esistono sono stabilite da Dio.”.

Lo stesso vale per i genitori e la loro autorità, perché che a loro piaccia o no sono sottoposti all’autorità di Dio e Gli rendono conto …

Così i figli sono chiamati all’ubbidienza, alla sottomissione, a rendere l’onore dovuto … proprio sapendo che i genitori hanno sopra loro Chi veglia e chiede loro conto!

È anche questa una sfida di fede … cioè, se non credo nel solo vero Dio che mi fa una precisa promessa di benedizione se onoro i genitori, difficilmente troverò nei genitori tutte le ragioni per onorarli …

Potrei cercare di spiegare che i genitori hanno esperienza, che vogliono il nostro bene … ma i tanti casi negativi distruggerebbero questo buon proposito …

Resta il fatto che la mia felicità qui ed ora resta condizionata, non alla capacità dei miei genitori di meritare l’onore che riservo loro, ma alla promessa condizionale del Signore!

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Chiesa Evangelica Isola

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