“Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano …”
[11] Non pronunciare il nome del Signore, Dio tuo, invano, poiché il Signore non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano.
La terza parola, fra le10 ricevute da Mosè e presentate al popolo dal monte Oreb, riguarda l’uso del nome di Dio …
Essendo la mia una meditazione, non pretendo di esaurire ogni possibile aspetto di questa preoccupazione prevista nella Legge, ma cerco di comprenderla nel contesto del popolo che aveva vissuto con i propri genitori come nomadi per 40 anni proprio per un non adeguato rispetto verso Dio!
La generazione che stava ascoltando ora le parole di Mosè aveva visto da piccoli, o sentito raccontare, le grandi cose che Dio aveva fatto per liberarli dalla schiavitù egiziana …
In quei 40 anni, se ripercorriamo l’esodo del popolo, fino al libro del Levitico e di Numeri, ne avevano viste di cotte e di crude, un alternarsi di segni miracolosi della provvidenza di Dio (pensa alle 10 piaghe e la liberazione miracolosa, il Mar Rosso, la nuvola e il fuoco, la manna che li nutrì per 40 anni nel deserto, dove altrimenti sarebbero morti di fame, l’acqua scaturita dalla roccia arida, la costruzione del tabernacolo, l’arca del patto, l’istituzione del culto sacro a Dio …) alternati a episodi di idolatria, i serpenti velenosi e la salvezza nel serpente di rame, la spudorata carnalità, le ribellioni, l’ingratitudine, il peccato e la morte in un popolo ostinato …
Ecco, in quel contesto, questa terza parola era una spinta, una protezione, un incoraggiamento a combattere la tendenza alla superficialità umana!
Dio non è, da ciò che la Bibbia rivela, un serioso, un burbero, un ‘musone’ che non sorride mai … la Sua Rivelazione è piena di espressioni di gioia, gli ebrei la esprimevano anche con le danze, con i canti, la musica …
Ciò a cui questo comandamento richiama credo perciò sia a NON agire e considerare Dio in modo superficiale, banale, come fosse un uomo … Ecco il più pericoloso degli atteggiamenti umani manifestato nella nostra storia, fin dagli inizi: la pretesa di poter essere come Dio, quindi un Dio raggiungibile, equiparabile a un uomo, quindi una concezione umanizzata di Dio, quindi un dio che non è più davvero Dio!
Nello specifico, nelle parole del comandamento, si parla di non ‘nominare’ inutilmente, banalmente, facilmente il Nome di Dio … ma in questa espressione, nella cultura ebraica, c’è molto di più del ‘nome’ anagrafico che conosciamo nella nostra cultura, è invece un riferimento alla personalità, alla Persona, a ciò che davvero è Colui del quale usiamo il Nome!
Usare il Nome di Dio è una cosa estremamente seria, lecita nel culto, che richiede una considerazione ed un rispetto speciali, perché ci stiamo rivolgendo al Dio dell’universo, al Creatore (dal nulla) di tutto ciò che esiste, a Colui che ha il diritto creazionale di vita e di morte su ogni essere vivente … Ma, dalla prospettiva di chi Lo conosce come Dio personale, come Padre e Redentore, è anche Colui che ci rinnova la vita, ci da salute o malattia, ricchezza o povertà, sempre in un disegno benevolo e anche glorioso …
Procedendo nella storia della Salvezza, promessa già nel ‘proto-vangelo’ in Genesi 3 e fino ad oggi, è anche il Padre misericordioso che ha mostrato un Amore inspiegabile e il progetto di un nuovo patto con un popolo altrettanto ostinato ed immeritevole, ma che amandolo, essendo Dio, ha dato la vita del Suo Figlio speciale per riscattarci e portarci fino all’eternità!
Davanti alla grandiosità del solo vero Dio, possiamo ben comprendere la necessità di questa terza parola che chiama ad essere estremamente seri, rispettosi, umiliati, sottomessi, timorosi davanti alla Sua gloria, al Suo Nome, all’appellativo che Lo identifica!
Per quanto può apparire che io esageri nell’usare la maiuscola in tutti i riferimenti a Dio, nei pronomi possessivi, in realtà oltre che rendere più veloce la comprensione, scelgo un atteggiamento di grande rispetto e considerazione per il Nome di Dio!
Certo, gli ebrei arrivarono ad esagerare interpretando letteralmente questo comandamento come un divieto dell’uso del Nome di Dio in ogni senso, saltandone perfino la lettura … ma credo che il senso spirituale sia altro, cioè la volontà di Dio di proteggerci dalla nostra superficialità e dalla nostra tendenza ad umanizzare Dio!
È un invito al profondo rispetto del Suo Nome, quindi della Sua Persona, del Suo ruolo …
Ho implorato il perdono di Dio per tutte le volte in cui la mia superficialità mi ha spinto a ‘giocare’ col Nome di Dio, accettando di usare il Suo Nome nelle barzellette! Signore perdonami …
Infine, ho pensato che un modo ‘invano’ di usare il Nome di Dio, cioè non usando il dovuto rispetto, lo dimostriamo quando lo citiamo come intercalare, come ‘pausa’ fra le parole, mentre ne cerchiamo altre pregando …
Quell’assurdo: “Signore … perciò Signore … quindi Signore … allora Signore …” mettendo un “Signore” ad ogni pausa … un atteggiamento , un vizio a cui ci siamo abituati pregando, senza pensare minimamente che ne stiamo abusando …
Sono certo che non lo faremmo se ci pensassimo e avessimo per Dio un adeguato rispetto …
Ebbene, credo che questo comandamento ci chiami proprio a riflettere, a non parlare senza pensare, a non macchiarci di mancanza di rispetto per il nostro meraviglioso, eccelso, imperscrutabile, onnipotente e Onnisciente Signore del cielo e della Terra!
Che Dio ci doni occhi rinnovati e aperti per ammirare la Sua gloria e restarne stupefatti ed intimoriti, ma anche con un profondo senso di privilegio …
Buondì!
Se vuoi, che sia un Buon Natale, ma come un giorno di nuovo inizio anche nel rispetto della Persona di Dio e che dimostriamo nell’uso timoroso e quindi rispettoso del Suo Nome …



