[18/02, 06:21] Sergio D’Ascenzo: Geremia 22:10-17
“tu hai occhi e cuore solo per la tua cupidigia …”
“[10] Non piangete per il morto, non vi affliggete per lui; ma piangete, piangete per colui che se ne va, perché non tornerà più e non vedrà più il suo paese natìo. [11] Infatti così parla il Signore riguardo a Sallum, figlio di Giosia, re di Giuda, che regnava al posto di Giosia, suo padre, e che è uscito da questo luogo: «Egli non vi ritornerà più, [12] ma morirà nel luogo dove l’hanno deportato; non vedrà più questo paese». [13] «Guai a colui che costruisce la sua casa senza giustizia e le sue camere senza equità, che fa lavorare il prossimo per nulla e non gli paga il suo salario [14] e dice: “Mi costruirò una casa grande con camere spaziose al piano di sopra”. Egli vi fa delle finestre, la riveste di legno di cedro e la dipinge di rosso! [15] Tu regni forse perché hai la passione del cedro? Tuo padre forse non mangiava e beveva? Però faceva ciò che è retto e giusto, e tutto gli andava bene. [16] Egli giudicava la causa del povero e del bisognoso, e tutto gli andava bene. Questo non significa forse conoscermi?», dice il Signore. [17] «Ma tu non hai occhi né cuore che per la tua cupidigia, per spargere sangue innocente, per fare oppressione e violenza».
Con una rapida ricostruzione storica, attingendo da altre fonti sulla discendenza di re Giosia, sembra diventare più chiaro il senso delle parole di questi due versi iniziali. Credo siano riferite a Sallum, nome di nascita del primo figlio di Giosia, che regnò al posto di suo padre, ma solo per tre mesi. Infatti in quel periodo venne deposto e deportato in Egitto, dove morì.
Perciò Jojakim suo fratello cominciò a regnare a Gerusalemme. In seguito i babilonesi, avendo vinto contro gli egiziani, posero sotto assedio Gerusalemme e ci fu la conquista di Giuda, profetizzata come sappiamo da Geremia.
Quindi questi versi sembrano un invito al popolo a non piangere più Sallum, ormai morto in Egitto, ma di dedicare le proprie lacrime all’altro figlio di Giosia, ancora vivo e regnante, ma che stava per fare una brutta fine, giudicato da Dio a causa del suo peccato, per essersi allontanato dal buon esempio di suo padre! Il suo peccato, l’idolatria contro Dio, aveva attirato il giudizio su Giuda e porterà Jojakim alla morte, egli non avrebbe mai più rivisto la sua terra natía! (10-13)
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Nei versi 13 e 14 si ricordano alcuni aspetti del peccato di Jojakim, che si era completamente allontanato dall’esempio del padre Giosia, smettendo di praticare la giustizia e l’equità, dandosi allo sfarzo, essendo evidentemente appassionato di cedro, costruendosi una casa molto bella con quel legno …
Geremia gli ricorda che anche lui doveva tutto a Dio! Non era re perché se lo meritasse …
Come suo padre, dipendeva da Dio, ma con la differenza che Giosia: “faceva ciò che è retto e giusto, e tutto gli andava bene. Egli giudicava la causa del povero e del bisognoso, e tutto gli andava bene.”! (15)
Così il profeta ribadisce da parte di Dio al re che “conoscere” davvero il Signore significa vivere una vera relazione con Lui, non semplicemente dichiararsi timorato di Dio! (16)
Infatti rimprovera Jojakim: «Ma tu non hai occhi, né cuore che per la tua cupidigia, per spargere sangue innocente, per fare oppressione e violenza»!
Avere un buon padre, non sempre significa essere automaticamente un buon figlio … Ognuno si prende le proprie responsabilità davanti a Dio e deve scegliere se seguire il Signore o se stesso, la propria concupiscenza, il proprio cuore corrotto, opponendosi alla volontà di Dio … Ovviamente, pagandone poi le conseguenze …



