La morte del corpo non è una sorpresa o un male a cui cercare di sfuggire, ma il normale ciclo del fine vita umano …
[29] Dopo queste cose, Giosuè, figlio di Nun, servo del Signore, morì all’età di centodieci anni, [30] e lo seppellirono nel territorio di sua proprietà a Timnat-Sera, che è nella regione montuosa di Efraim, a nord della montagna di Gaas. [31] Israele servì il Signore durante tutta la vita di Giosuè e durante tutta la vita degli anziani che sopravvissero a Giosuè, i quali avevano conoscenza di tutte le opere che il Signore aveva fatte per Israele. [32] E le ossa di Giuseppe, che i figli d’Israele avevano portate dall’Egitto, essi le seppellirono a Sichem, nella parte del campo che Giacobbe aveva comprato dai figli di Chemor, padre di Sichem, per cento pezzi di denaro; e i figli di Giuseppe le avevano ricevute come eredità. [33] Poi morì anche Eleazar, figlio di Aaronne, e lo seppellirono a Ghibea di Fineas, che era stata data a suo figlio Fineas, nella regione montuosa di Efraim.
Giosuè a 110 anni morì …
Poi morì anche Eleazar, il sacerdote figlio di Aaronne … In quel periodo ‘sistemarono’ finalmente le ossa di Giuseppe, a cui diedero sepoltura nella terra promessa, come lo stesso Giuseppe aveva chiesto prima di morire, avendo vissuto quasi tutta la sua vita da straniero in Egitto …
Ma il cuore di questo testo finale credo stia nella sottolineatura che troviamo riguardo all’influenza positiva di Giosuè e degli anziani, cioè dei capi del popolo della sua generazione … Infatti, Israele restò fedele al Signore finché vissero Giosuè e gli anziani del popolo suoi contemporanei …
Perché? Lamrisoosta è semplice e concreta, perché: “… avevano conoscenza di tutte le opere che il Signore aveva fatte per Israele.”!
Ecco il cuore del problema, la memoria, il suo peso nelle nostre vite … avere conoscenza, ricordarsi delle opere compiute dal Signore era lo stimolo per la loro fede in Dio!
Se tutto finì con loro, mi viene da pensare anche che probabilmente come genitori non investirono sui figli come Dio aveva comandato nella Legge, raccontando loro ogni giorno le grandi cose che Dio aveva fatto per loro, quindi coltivando la loro fede …
Poi c’è un altro aspetto interessante che noto …
È il modo in cui la Bibbia tratta la morte del corpo, quindi la fine della vita umana, che mi colpisce sempre, ma questo brano in particolare presenta alcuni morti in sequenza, come una cosa estremamente naturale …
In medicina, la morte si divide in “morte attesa” e “inattesa” … quella attesa è una morte che ci si aspetta, cioè che si sa perché è evidente viste le condizioni del corpo di quella persona, per esempio alla fine di una malattia …
Mentre la morte inattesa è quella che arriva improvvisamente, senza nessun preavviso, nessuno se l’aspettava … per esempio in caso di incidente …
Questo mi ha dato modo di riflettere sulla morte, sul senso che essa ha e su come in genere la viviamo nel nostro contesto culturale …
Umanamente, in genere, la morte è vista come una sconfitta, come la fine di tutto, come qualcosa che si spera non arrivi mai e quindi come una realtà da combattere è, se fosse possibile, evitarla per sempre …
Non voglio fare una complicata riflessione antropologica o filosofica su quanto questo sia legato alla storia umana, a ciò che ha preceduto la nostra attuale condizione … cioè la morte subentrata dopo la caduta nel peccato, a causa della ribellione verso il Creatore, cioè sul come sarebbe stato se non ci fosse stata la caduta … perché sarebbero solo soprattutto ipotesi e fantasia …
Mi sembra più interessante riflettere invece sulla nostra gestione della morte, cioè sul come la consideriamo, come la viviamo, come la affrontiamo … e vorrei accogliere lo stimolo che ci viene da questo brano, cioè dalla naturalezza con cui viene descritta …
Inoltre, siccome questo libro è stato attribuito a Giosuè e nel libro stesso è scritto che egli scrisse tutte queste cose … ho pensato che, non avendo potuto egli scrivere della sua morte o raccontarla perché era già morto, ho ipotizzato due possibilità …
La prima è che egli abbia concluso il libro scrivendo anche della sua morte e quella di Eleazar, il sacerdote, facendolo in modo profetico, cioè anticipando quello che sarebbe successo in seguito in questa conclusione, visto che Dio avrebbe potuto ispirarlo anche in questo …
L’altra ipotesi è che qualcun altro ha scritto le ultime righe, l’ultima parte di questo libro scritto da Giosuè, per farne la conclusione postuma alla sua morte …
Non sappiamo come sia andata in realtà, ma non cambia la sostanza del contenuto di questo libro che il Signore ha fatto sì che arrivasse fino a noi …
Resta invece l’impressione forte, di questo modo di descrivere il fine vita umano, e quindi la morte, in modo estremamente naturale …
Ritroviamo lo stesso modo di scrivere e di descriverla così anche riguardo alla morte di Mosè, ma anche di altri personaggi citati nella Bibbia, come Giacobbe, Giuseppe, Elia, ecc. …
Credo di poter dedurre da queste descrizioni il proposito di Dio che dimostra effettivamente come la morte umana, la fine della nostra vita, debba essere accettata con tranquillità e naturalezza, perché così è e così deve essere …
La morte non è una sorpresa e, che avvenga con calma o improvvisamente, resta il fatto che è normale e naturale alla nostra natura di peccato e limitata … È la naturale normalità che nella nostra umanità il nostro corpo un giorno smetta di vivere, il corpo si disfi e l’anima entri nella sua fase di riposo, di attesa più o meno lunga e quindi di passaggio nell’eternità …
La questione importante che resta è in quali condizioni arriviamo alla morte, questo ci insegna la Bibbia … cioè dobbiamo chiederci se nella nostra vita terrena abbiamo preso sul serio Dio e la Sua proposta di Salvezza in Cristo, ravvedendoci e pentendoci del nostro peccato, desiderando che Dio ci strappi dalla morte spirituale, dal dominio della morte, preparando per noi l’eternità nella beatitudine …
La drammatica alternativa è che continuiamo a ignorare Dio e affrontiamo la morte senza nessuna consapevolezza di quello che ci aspetta … ma, che ci piaccia o no, su di noi resta la condanna di Dio per il nostro peccato e quindi un’eternità lontana da Lui, nella sofferenza che non avrà mai fine …
Imparo questo modo naturale di affrontare la morte e ringrazio Dio perché mi dà la prospettiva eterna della beatitudine, che Egli nonostante la mia miseria e che io non la meriti … ma la accolgo con gioia grazie al dono della vita in Cristo …
Mi piacerebbe che ognuno affrontasse così la morte, senza ansie e preoccupazioni, sapendo che, come il Salmo 139 ci ricorda: … i nostri giorni sono scritti nel libro di Dio … e si realizzano con assoluta certezza quando Dio ha stabilito!
Perciò io sono pronto, qualunque sia il giorno in cui il Signore deciderà di chiamarmi nel Suo riposo, per aspettare la risurrezione …
Grazie, Signore, non lo merito, ma ne sono felice




