Vedere oltre gli aspetti tecnici, leggere con gli occhi della fede …
[11] Fu tirata a sorte la parte della tribù dei figli di Beniamino, secondo le loro famiglie; e la parte che toccò loro aveva i suoi confini tra i figli di Giuda e i figli di Giuseppe. [12] Dal lato di settentrione, il loro confine partiva dal Giordano, risaliva il versante di Gerico al nord, saliva per la regione montuosa verso occidente, e terminava nel deserto di Bet-Aven. [13] Di là passava per Luz, sul versante meridionale di Luz, cioè Betel, e scendeva ad Aterot-Addar, presso il monte che è a mezzogiorno di Bet-Oron inferiore. [14] Poi il confine si prolungava e, dal lato occidentale, girava a mezzogiorno del monte posto di fronte a Bet-Oron e terminava a Chiriat-Iearim, città dei figli di Giuda. Questo era il lato occidentale. [15] Il lato di mezzogiorno cominciava all’estremità di Chiriat-Iearim. Il confine si prolungava verso occidente fino alla sorgente delle acque di Neftoa; [16] poi scendeva all’estremità del monte posto di fronte alla valle di Ben-Innom, che è nella vallata dei Refaim, al nord, e scendeva per la valle di Innom, sul versante meridionale dei Gebusei, fino a En-Roghel. [17] Si estendeva quindi verso il nord, e giungeva a En-Semes; di là si dirigeva verso Ghelilot, che è di fronte alla salita di Adummim, e scendeva al sasso di Boan, figlio di Ruben; [18] poi passava per il versante settentrionale, di fronte all’Arabà, e scendeva nell’Arabà. [19] Il confine passava quindi per il versante settentrionale di Bet-Ogla e terminava al braccio nord del mar Salato, all’estremità meridionale del Giordano. Questo era il confine meridionale. [20] Il Giordano serviva da confine dal lato orientale. Questa fu l’eredità dei figli di Beniamino, secondo le loro famiglie, con i suoi confini da tutti i lati. [21] Le città della tribù dei figli di Beniamino, secondo le loro famiglie, furono: Gerico, Bet-Ogla, Emec-Chesis, [22] Bet-Arabà, Semaraim, Betel, [23] Avvim, Para, Ofra, [24] Chefar-Ammonai, Ofni e Gheba – dodici città e i loro villaggi – [25] Gabaon, Rama, Beerot, [26] Mispa, Chefira, Mosa, [27] Rechem, Irpeel, Tareala, [28] Sela, Elef, Gebus, cioè Gerusalemme, Ghibeat e Chiriat – quattordici città e i loro villaggi. Questa fu l’eredità dei figli di Beniamino, secondo le loro famiglie.
Un bel “certificato catastale” o, più precisamente, un “atto notarile” riguardo al territorio assegnato alla tribù di Beniamino …
Leggendo e rileggendo questo “atto”, continuavo a chiedermi cosa potesse darmi dal punto di vista spirituale, cioè mi chiedevo il perché il Signore avesse ispirato Giosuè a riportare tutti questi dettagli ‘tecnici’ nel suo libro? Perché il Signore ha preservato fino a noi anche queste parti?
Ovviamente, do per scontata la motivazione ‘tecnica’, considerando che (è un po’ quello che succede coi libri delle Cronache, nei quali è riportata la sequenza storica dei re di Israele e di Giuda), cioè è la trascrizione documentale dei confini assegnati alle singole tribù, quindi la creazione di un archivio scritto che poteva essere consultato in caso di dubbi o contrasti territoriali …
Ma, ancora di più, come scrivevo, ho provato a pensare a cosa mi potesse dare spiritualmente e così ho potuto riflettere su quanto il nostro atteggiamento faccia la differenza nella lettura o nello studio …
Per esempio, cosa innesca in me, cosa mi fa pensare, se prendo in mano e leggo attentamente l’atto notarile che ha stabilito le proprietà che i miei genitori mi hanno lasciato in eredità? … perché in sostanza è di questo che si tratta …
Perciò se tratto la lettura di quell’atto in modo freddo, sterile, tecnico … leggo semplicemente dei dati che mi ricordano i confini, nient’altro … Ma se leggo quegli stessi dati riconoscendo il loro significato storico e morale, l’effetto è completamente diverso: in questo caso, ricordo a me stesso molto di più di quello che leggo: ripenso ai miei amati genitori, ai loro sacrifici, al loro desiderio di mettere insieme dei beni che sapevano sarebbero arrivati a noi figli, leggo il loro amore non espresso solo a parole, ma evidente nella concretezza di quello che ho ricevuto … se uso un po’ di fantasia nella memoria, magari ripenso a quanti sforzi hanno fatto – nonostante le tante difficoltà del loro tempo – per migliorare o ampliare quella proprietà, per curarla, per dare a noi figli ciò che non avevano ricevuto o ciò che non avevano potuto avere o godere loro …
Potrei andare avanti a lungo, preso dai ricordi e da ciò che la semplice riflessione su un documento tecnico, apparentemente sterile, potrebbe suscitare … ma torniamo al nostro testo, all’ “atto notarile” che scrisse Giosuè, in questo caso sull’assegnazione del territorio alla tribù di Beniamino, il figlio della vecchiaia di Giacobbe, fratello di Giuseppe e l’ultimo di Rachele, che morì di parto …
Come ho spiegato e dimostrato nell’esempio della lettura dell’atto notarile di proprietà dei miei genitori, anche in questo documento di Giosuè leggo varie cose che incoraggiano la mia anima ad amare e lodare il Signore …
Cosa leggo allora fra le righe di questo brano, apparentemente solo ‘tecnico’ e quindi spiritualmente ‘sterile’?
Leggo la grandezza di Dio, la Sua onnipotenza nel giudicare con giustizia quei popoli pagani, creando le condizioni per dare la terra al Suo popolo … Quelle popolazioni non andavano cacciate, ma la sentenza ero di sterminio, perché mai più quella proprietà potesse essere messa in discussione o rivendicata … eppure il popolo non capiva e non dava importanza agli ordini del Signore neppure in questo, preparando così le proprie disgrazie future …
Leggo la Sua perfetta equità nella distribuzione del territorio, cioè fondata sulla numerosità e composizione della singola tribù … ma anche la Sua fedeltà alle promesse specifiche, per esempio quella di dare una parte a sé di territorio a Caleb e ai Suoi discendenti … Dio non dimentica le Sue promesse, non ne fa di grandi in un momento di euforia, per poi rimangiarsele, come facciamo noi umani …
Vedo l’attenzione di Dio nella stesura dei confini e nel farli mettere nero su bianco, registrando tutto attraverso Giosuè, perché nessuno potesse pretendere un territorio altrui! Pensa che una legge specifica in Levitico era scritta come minaccia di maledizione su chiunque avesse osato spostare i confini!
Leggo l’Amore incomprensibile ed incondizionato di Dio verso un popolo che non aveva niente di speciale, che non aveva alcun merito, anzi … né era più numeroso di altri … Questo mi ricorda che altrettanto vale per me, che sono oggetto del Suo Amore infinito, che non lo merito, che non ho niente di speciale, che sono un miserabile … eppure l’Amore infinito e inspiegabile di Dio mi è stato donato, fino al punto di provvedere alla mia Salvezza al costo della vita del Figlio, l’unico Giusto che poteva pagare un prezzo così alto …
Grazie, Signore, per ogni “atto notarile” della tua Parola antica che mi ricorda la grandezza del Tuo Amore per coloro che scegli senza alcun merito!



