“… la manna cessò l’indomani del giorno in cui mangiarono i prodotti del paese …”!
“[9] Allora il Signore disse a Giosuè: «Oggi vi ho tolto di dosso l’infamia d’Egitto». E quel luogo fu chiamato Ghilgal, nome che dura fino ad oggi. [10] I figli d’Israele si accamparono a Ghilgal e, sulla sera del quattordicesimo giorno del mese, celebrarono la Pasqua nelle pianure di Gerico. [11] L’indomani della Pasqua, in quello stesso giorno, mangiarono i prodotti del paese: pani azzimi e grano arrostito. [12] E la manna cessò l’indomani del giorno in cui mangiarono i prodotti del paese; e i figli d’Israele non ebbero più manna, ma mangiarono quell’anno stesso il frutto del paese di Canaan.”.
Dopo aver attraversato il Giordano il popolo si trovò nella pianura vicino Gerico. Fecero come Giosuè aveva comandato e cioè composero con le 12 pietre quella sorta di piccolo monumento per ricordare il miracolo del Signore nel far attraversare il fiume al popolo sull’asciutto … poi il Signore parlò di nuovo a Giosuè.
Gli spiegò che era arrivato il tempo del superamento definitivo della vergogna della schiavitù d’Egitto, finalmente erano entrati nella terra promessa e cominciava un nuova fase della loro vita. Finalmente si poneva la parola “fine” ad una triste storia durata oltre quattro secoli, quella della schiavitù in Egitto …
Così quel luogo fu chiamato Ghilgal, che significa “rotolare” e probabilmente anche “cerchio di pietre” …
Questi due significati credo abbiano un riferimento simbolico. Il primo riferito al “rotolare” via, allontanare la vergogna e la sofferenza della schiavitù … Il secondo significato simbolico credo fosse riferito al piccolo monumento fatto per ricordare il passaggio del Giordano … Quindi fu un momento di svolta importante per il popolo … [9]
Mentre erano accampati a Gilghal, la sera del quattordicesimo giorno del mese (com’era stato istituito dal Signore in Numeri 10), tornarono a celebrare la festa della Pasqua ebraica, la festa della liberazione dall’Egitto. Ma come fu possibile? Dove avrebbero preso il pane azzimo per farlo?
Fu possibile perché ci fu un altro grande momento di svolta [11]: “… in quello stesso giorno, mangiarono i prodotti del paese: pani azzimi e grano arrostito.”!
Perciò per la prima volta dopo quarant’anni il popolo tornò a mangiare i prodotti della terra … Dopo essere vissuti continuamente nella sabbia, anno dopo anno, fino all’estinzione della precedente generazione, il popolo ebbe la gioia e anche la novità di mangiare i prodotti nientemeno che dalla terra promessa.
Infatti e di conseguenza, già il giorno dopo, quella manna che miracolosamente li aveva sfamati per tutto quel tempo, caduta puntualmente ogni giorno feriale grazie alla provvidenza di Dio, cessò di cadere dal cielo e da allora in poi cominciarono a godere del frutto del paese che Dio stava donando loro [12].
Quanti colpi di scena, quanti momenti di svolta, quanta memoria fissata, quante situazioni che ricordarono per l’ennesima volta la fedeltà del Signore, la Sua potenza, il Suo Amore, la Sua cura e la Sua misericordia …
Ho pensato a quanto ci fa bene fermarci a ricordare le grandi cose che Dio ha fatto per noi, le svolte della nostra vita, i momenti in cui abbiamo imparato a godere pienamente la comunione con il Signore, goduto le Sue benedizioni …
Quanto ci fa bene ricordare … perché farlo ci incoraggia a guardare avanti con piena fiducia nel Signore e ad avere uno sguardo lungimirante … e nel nostro caso, significa guardare alla Parousia, al ritorno del Signore … mentre viviamo “qui ed ora” cercando di assomigliare a Gesù …



