Il rispetto per la dignità dell’essere umano prescinde dal suo status sociale …
“[7] Quando si troverà un uomo che ha rapito qualcuno dei suoi fratelli tra i figli d’Israele, ne abbia fatto un suo schiavo e lo abbia venduto, quel ladro [rapitore] sarà messo a morte; così toglierai via il male di mezzo a te.”.
Questa raccomandazione nella Legge che Mosè ribadì, al popolo che stava per entrare nella terra promessa, un principio che emerge dal profondo della sua espressione e che, mi rendo conto, se lo ignoriamo facciamo fatica a capire l’importanza di questa raccomandazione, di questo ordine in questo aspetto della Legge.
Non si trattava, in effetti, semplicemente di vietare che ci fossero dei rapimenti fra israeliti, che fossero motivati dal desiderio avido di ricavarne un vantaggio nel rendere schiavo o vendere un altro del popolo … credo che le ragioni vadano ricercate più nel profondo.
Dio creò l’uomo e la donna a Sua immagine e somiglianza, li creò maschio e femmina … In quanto tali, ricevettero una serie di raccomandazioni, di incarichi riguardo al dominio, la gestione e la cura del creato di Dio.
Certo, nel confronto con la Parola di Dio, abbiamo avuto altre occasioni per riflettere sul senso dell’essere stati creati ad immagine di Dio, ma in questo caso mi sembra che spieghi la ragione essenziale per la quale Mosè precisò questa Legge e la ribadì anche al tempo dell’attraversamento del Giordano, per accedere alla terra promessa.
Essenzialmente, l’essere umano – a differenza di tutti gli animali – ha ricevuto un’anima, una capacità intellettiva, le emozioni, i sentimenti, la coscienza è tutta una serie di elementi interiori che sottolineano la grande differenza che c’è intrinsecamente nella Persona di Dio e che l’essere umano ha ricevuto in quanto creatura speciale e dominante nella creazione di Dio.
Sappiamo che gli animali non esprimono passioni umane e sentimenti … Non che non soffrano il dolore o l’abbandono, ma li vivono istintivamente.
Gli animali non hanno il senso di colpa, non hanno coscienza delle proprie scelte, né tantomeno peccano … infatti agiscono secondo schemi istintivi innati, scritti nella loro natura, perciò non hanno neppure premeditazione e cattiveria.
Ecco allora che riflettendo sulle parole di Mosè ho pensato che il valore che la Legge attribuiva al proprio concittadino, al proprio connazionale, al proprio fratello di popolo … non era di per sé un valore generico, valido per tutto ciò che esiste in natura e per ogni forma di vita, ma riguardava il rispetto della dignità dell’essere umano, una valore che non cambia e non si perde con il variare delle posizioni sociali, quindi con la ricchezza o la povertà, in base alle caratteristiche o agli standard fisici, in base all’età o ad altri elementi discriminanti.
La dignità dell’essere umano risiede soprattutto proprio in quelle caratteristiche essenziali che Dio gli ha attribuito nell’atto creativo, rendendolo diverso da tutti gli altri esseri viventi …
Si tratta di una “somiglianza” di fondo che ci pone in una posizione speciale che deriva direttamente da Dio.
Per questa dignità intrinseca, che prescinde dal proprio status sociale e da qualunque altra possibile ragione discriminante, Dio chiamò al rispetto della persona!
Perciò, nessuno doveva pensare di potersi sentire superiore intrinsecamente a qualcun altro e permettersi di usare arroganza e prepotenza per imporre la propria forza, la propria presunta superiorità, per soggiogare, schiacciare, schiavizzare, o perfino vendere per ricavarne un vantaggio, un’altra persona … perché significava disprezzare la sua dignità umana, la sua creazionalità, la sua ‘provenienza’ dall’immagine di Dio.
Ovviamente, subito ci si potrebbe chiedere il perché di una tale differenza nel rispetto della dignità e il perché non venisse invece imposta in caso di guerra o verso gli stranieri …
Credo che questa norma fosse stata scritta proprio per gli israeliti, perché nel costituire un popolo speciale, quello della Legge, secondo il disegno di Dio, secondo la Sua scelta, la questione che si affrontava riguardava proprio la tutela della dignità del singolo nella convivenza comunitaria nel popolo, quindi della dignità dell’altro!
La legge stava quindi ribadendo che nel Suo popolo nessuno pensasse di poter creare discriminazioni in base al divario sociale, nessuno che si permettesse di sentirsi migliore, più importante, più elevato o perfino nel diritto di privare l’altro con la forza della propria dignità e libertà… che è proprio un valore in quanto creatura umana!
Quindi non era un testo finalizzato a risolvere tutti i problemi del mondo, ma a spingere l’Israelita a riconoscere il proprio essere in una posizione di privilegio all’interno del popolo di Dio e quindi imparare a rispettare l’altro, essenzialmente in quanto creatura di Dio e membro del popolo e il cui valore non può essere intaccato riguardo alla dignità, alla sua anima, alla sua coscienza …
Mi è sembrato un aspetto estremamente importante che ci richiama a prestare attenzione al valore della dignità dell’essere umano, riguardo al quale nel nostro tempo stiamo facendo una confusione incredibile dimenticandolo, fino al punto di elevare gli animali sullo stesso piano dell’essere umano!
È vero, gli animali non mostrano la cattiveria, la ferocia malvagia, l’arroganza degli esseri umani. Ma, per quanto comprensibile emotivamente, resta il fatto che il valore dell’anima, della coscienza, della dignità umana non possono essere confusi con l’istinto e l’agire secondo schemi divini, atteggiamenti che l’animale non sceglie.
Non me ne vogliano gli animalisti, ma gli animali, che amo molto, non hanno una coscienza e neppure un’anima. Infatti esprimono la loro fedeltà incondizionata ai loro amici e ai loro padroni proprio perché non sono sporcati dalla corruzione e dal peccato, da tutte le brutture che la nostra scelta di ribellione contro Dio ha potuto produrre nella nostra anima, che ha infatti una coscienza ed un’immagine proveniente da Dio stesso.
Perciò, tornando al comandamento, chi avesse osato mancare di rispetto per la dignità dell’essere umano adducendo e abusando del proprio potere, della propria forza, della propria presunta superiorità sociale, del proprio genere, della propria posizione, origine, famiglia, professione, titoli, religione … qualunque elemento che non rispettasse la dignità dell’essere umano e il valore della sua anima, non era degno di restare nel popolo e di vivere, andava giudicato ed eliminato dal popolo …



