“… io farò sorgere per loro un profeta come te in mezzo ai loro fratelli e metterò le mie parole nella sua bocca, ed egli dirà loro tutto quello che io gli comanderò …”

[15] «Per te il Signore, il tuo Dio, farà sorgere in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta come me; a lui darete ascolto! [16] Avrai così quello che chiedesti al Signore tuo Dio, in Oreb, il giorno dell’assemblea, quando dicesti: “Che io non oda più la voce del Signore mio Dio e non veda più questo gran fuoco, affinché io non muoia”. [17] Il Signore mi disse: “Quello che hanno detto, sta bene; [18] io farò sorgere per loro un profeta come te in mezzo ai loro fratelli e metterò le mie parole nella sua bocca, ed egli dirà loro tutto quello che io gli comanderò. [19] Avverrà che, se qualcuno non darà ascolto alle mie parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. [20] Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome qualcosa che io non gli ho comandato di dire o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta sarà messo a morte”. [21] Se tu dici in cuor tuo: “Come riconosceremo la parola che il Signore non ha detta?”, [22] quando il profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non succede e non si avvera, quella sarà una parola che il Signore non ha detta; il profeta l’ha detta per presunzione; tu non lo temere.”.

In questo brano Mosè affronta la questione della sua successione, dell’autorità spirituale di Giosuè, quindi prepara il popolo a riconoscerlo e a seguirlo in sua vece, per poter così entrare nella terra promessa sotto la sua guida.

Mosè affronta questo aspetto richiamando l’esperienza del popolo ai piedi dell’Oreb, quarant’anni prima, quando – dopo il passaggio del Mar Rosso – tutto il popolo radunato vedeva la montagna illuminata dal bagliore del fuoco di Dio è coperta dalle nuvole … Ricordò anche la loro paura quel giorno e la loro richiesta di non trovarsi mai più in una situazione di tale spavento, chiedendo al Signore ed accettando la mediazione di Mosè o di colui che Egli avrebbe chiamato a rappresentare e guidare il popolo, impegnandosi ad ascoltare la parola di Dio attraverso la Sua guida.

Così Mosè ribadisce che di lì in avanti così sarebbe stato, affidando con lo stesso criterio di quel giorno ai piedi della montagna, la guida del popolo al suo servo e ora successore: Giosuè!

Se la responsabilità di Giosuè, o comunque dell’uomo chiamato da Dio a guidare il popolo, era di essere fedele e riportare attentamente le parole ricevute da Dio … la responsabilità del popolo era di dare ascolto alla voce del Signore, espressa da quel momento in poi attraverso Giosuè, o comunque da ogni profeta mandato da Dio, impegnandosi a fare la Sua volontà sotto ogni aspetto.

Così Mosè colse l’occasione ed aggiunse a quella precisazione sul ruolo e la responsabilità di Giosuè, e sulla loro di ascoltare la sua voce, anche la questione riguardante i profeti.

Cioè, ogni profeta mandato da Dio andava ascoltato con attenzione sottomettendosi alla volontà del Signore … ma se ci fosse stato qualcuno, chiunque, foss’anche Giosuè, che avesse parlato in nome proprio, o avesse parlato falsamente in nome di Dio, o addirittura il nome di qualcuno dei falsi dèi stranieri, inventati dai popoli pagani … ebbene quel profeta doveva essere messo a morte dal popolo.

Inoltre, nella saggezza di Dio, ci fu anche la preoccupazione il prevenire i dubbi o le possibili contestazioni da parte del popolo … così Mosè aggiunge che se ci fosse stata nel cuore del popolo la preoccupazione di come capire se la parola del profeta fosse proveniente da Dio, se fosse affidabile e quindi da ascoltare, o meno, bisognava semplicemente prendersi un po’ di tempo, pazientando per vedere se le parole espresse da quel profeta si sarebbero effettivamente avverate … In caso contrario, avrebbero avuto l’evidenza che si trattava di un falso profeta e che andava perciò eliminato.

Ancora una volta si dimostra che l’autorità sta in Dio, nella Sua parola, nella provenienza divina della Sua parola e nel controllo diretto di Dio sul profeta o sulla guida del popolo, su coloro che Egli chiama ad esercitare la guida e la responsabilità in Suo Nome.

Quindi ad ognuno le proprie responsabilità: la guida era chiamata ad essere fedele e attenta, meticolosa nel riportare la parola del Signore … mentre il popolo era chiamato a sottomettersi alla Parola di Dio, usando discernimento e riconoscendo la Sua provenienza da Dio in base alla Sua affidabilità e fedeltà, cioè se quelle affermazioni si sarebbero avverate dimostrando che Dio che ne era davvero la fonte. Perciò sottomissione senza riserve …

Così ho dovuto pensare alla mia responsabilità, al mio atteggiamento davanti alla Parola di Dio, alla mia sottomissione ad Essa, al mio impegno nel riconoscere l’autorità di Dio nelle Sue pagine e anche nella sua Parola predicata che, pur essendo chiamato a discernerne la fedeltà a Dio, rappresenta una fonte autorevole e quindi sono chiamato a sottomettermi alla guida di Dio anche in quella forma, cioè attraverso la Sua parola espressa attraverso i Suoi uomini, la cui vita e le cui parole esprimono coerentemente la Parola di Dio …

In caso contrario, siamo davanti ad un abuso, ad una falsità da condannare e rifiutare …

Il versetto 19 mi fa anche pensare alla figura del Messia, come Gesù rappresentò e presentò effettivamente in modo assolutamente fedele la Parola di Dio e come questo verso si leghi perfettamente a ciò che viene ribadito nella lettera agli Ebrei [1:1], dove si afferma che Dio parla ultimamente attraverso il Figlio … così pensavo come, nel Suo caso, vale più che mai la verità e la minaccia di Mosè secondo la quale: chiunque non ascolti con attenzione e sottomissione la Sua Parola, che tra l’altro Gesù ha incarnato, Dio gliene chiederà conto …

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Chiesa Evangelica Isola

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