“Non avranno alcuna eredità tra i loro fratelli; il Signore è la loro eredità …”

[1] «I sacerdoti levitici, tutta quanta la tribù di Levi, non avranno parte né eredità con Israele; vivranno dei sacrifici consumati dal fuoco per il Signore e dell’eredità di lui. [2] Non avranno, dico, alcuna eredità tra i loro fratelli; il Signore è la loro eredità, come egli ha detto loro. [3] Questo sarà il diritto dei sacerdoti sul popolo, su quelli che offriranno come sacrificio sia un bue sia una pecora: essi daranno al sacerdote la spalla, le mascelle e lo stomaco. [4] Gli darai le primizie del tuo frumento, del tuo mosto e del tuo olio e le primizie della tosatura delle tue pecore, [5] poiché il Signore, il tuo Dio, lo ha scelto fra tutte le tue tribù, perché egli e i suoi figli si presentino a fare il servizio nel nome del Signore, per sempre. [6] Quando un Levita, partendo da una qualunque delle città dove soggiorna in Israele, verrà, seguendo il pieno desiderio del suo cuore, al luogo che il Signore avrà scelto [7] e farà il servizio nel nome del Signore tuo Dio, come tutti i suoi fratelli Leviti che stanno lì davanti al Signore, [8] egli riceverà per il suo mantenimento una parte uguale a quella degli altri, oltre a quello che gli può venire dalla vendita del suo patrimonio.”.

In questo brano Mosè ribadisce alcuni principi importanti della Legge, in particolare riguardo al sostegno che il popolo era tenuto ad assicurare alla tribù consacrata da Dio al servizio del Signore nel culto (che poi sarebbe diventato il servizio, la gestione e il trasporto del tabernacolo, come in seguito il servizio al tempio di Gerusalemme). Si parla della tribù discendente da Levi, uno dei figli di Giacobbe. Di quella tribù erano Aaronne e anche suo fratello Mosè.

Tutti i leviti erano dedicati, consacrati da Dio all’opera del Signore, perciò doveva restare preoccupazione e responsabilità del popolo provvedere per loro, infatti nella ripartizione del territorio della terra promessa che Dio avrebbe fatto la tribù di Levi restava esclusa.

Il particolare che Mosè sottolinea è che il loro provvedere per i leviti praticamente si sovrapponeva al provvedere per le offerte, per i sacrifici che il popolo faceva al Signore … quindi da quei sacrifici a Dio nel culto una parte era dedicata e veniva data messa da parte per il sostentamento dei leviti, quindi dei sacerdoti e di tutti quelli legati al servizio, oltre che per le loro famiglie.

Inoltre, il popolo era tenuto a donare volontariamente le primizie, quindi la prima parte dell’olio, del vino, del frumento, degli animali da allevamento, perciò di tutti i beni ricavati dal loro lavoro e dalla coltivazione della terra, quindi della benedizione che Dio concedeva loro … tutto era da accantonare per il sostentamento dei leviti.

Rilevo un principio importante in queste raccomandazioni che Mosè ribadì ed è proprio quello del senso di responsabilità personale, e come popolo, nei confronti dell’opera del Signore.

Non doveva crearsi in alcun modo una situazione nella quale coloro che servivano il Signore si fossero dovuti trovare in difficoltà, in mancanza di sostegno … perché a loro non era concessa la terra, non avevano un patrimonio, infatti il loro patrimonio erano il loro servizio e la loro consacrazione a Dio per il bene del popolo, per il quale curavano il culto è tutte le attività legate al servizio per il Signore.

Si comprende bene, quindi, che questa responsabilità era irrinunciabile e fondamentale …

Cosa imparo? Certamente che ho e che abbiamo, come singoli e come chiese, la responsabilità del sostentamento dell’opera del Signore, cioè di provvedere attraverso le nostre primizie, il meglio di ciò che ci è concesso, perché l’opera di Dio vada avanti!

Capisco anche che di certo ciò che Dio ci chiede di ri-dare per la Sua opera, non è ciò che ci ‘avanza’, il residuo, dopo che abbiamo soddisfatto le nostre necessità e desideri …

Anzi, Dio chiede che chi Lo ama, Lo teme, Lo serve e riconosce che tutto conviene da Lui, Lo metta al primo posto anche nelle offerte, nei nostri contributi nel nostro ridare a Lui ciò che, in effetti, sappiamo che abbiamo ricevuto solo grazie alla Sua benedizione!

Dobbiamo preoccuparci come “opera del Signore”, come parte del “culto” di coloro che fra noi e per noi sono dedicati al Servizio a Dio, quelli che sosteniamo “a tempo pieno” per l’opera del Signore … impegnarci, organizzarci, donare perché abbiano tutto il necessario, in quanto il loro patrimonio sta nel loro servizio, nella loro consacrazione e non nella sicurezza del loro conto corrente o delle proprietà che avrebbero potuto possedere! La loro garanzia e “previdenza” Dio l’affida ai Suoi, al Suo popolo.

È interessante, ma anche una grande responsabilità, capire che ciò che abbiamo non ci appartiene perché è del Signore e in ciò che riceviamo, proprio per la fede in Lui, dobbiamo mettere Dio al primo posto, assieme ai bisogni della Sua opera … prima di preoccuparci dei benefici che noi ne riceviamo!

In questa relazione con Dio, la fiducia e la responsabilità camminano di pari passo, ma il fondamento di tutto è la fede nel Dio che possiede ogni cosa e che ci concede con misericordia le benedizioni e i beni … Dio sceglie di passare attraverso la loro la nostra liberalità, la nostra generosità, la nostra responsabilità per provvedere alle necessità dell’opera di Dio, quella che và portata avanti con il Vangelo fino alle estremità della Terra, mostrando l’amore di Dio a tutti, a cominciare dagli ultimi.

Che Dio ci rinnovi o ci doni per la prima volta questo senso di responsabilità e questa fiducia in Lui, questa consacrazione per essere pronti a ri-darGli la primizia di ogni cosa che riceviamo, preoccupandoci del sostentamento di coloro che ci servono e che sono impegnati nell’opera del Signore, perché mai debbano soffrire la penuria a causa della nostra irresponsabilità o delle nostre pessime, assurde e folli ‘sfide’ contro il Dio che ci dà ogni cosa, a cominciare dalla vita …

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Chiesa Evangelica Isola

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