“[19] Non rubare.”
Ecco un’altra delle 10 parole che Mosè ripeté a tutto il popolo quel giorno, preparandolo ad entrare nella terra promessa …
“Non rubare” … certamente, nella prospettiva immediata della Legge di Dio, per il Suo popolo significava preservare la proprietà altrui, significava rispettare ciò che più avanti fra le dieci parole avrebbe ulteriormente precisato e raccomandato …
Ma “non rubare” era ed è l’ennesima dimostrazione della peccaminosità dell’uomo, cioè l’evidenza della nostra tendenza ad appropriarci di ciò che non è nostro … la pretesa di scavalcare, ignorare il diritto dell’altro, accampando il proprio … Si tratta dell’abusare della libertà che Dio ci concede, è la dimostrazione della distorsione della vocazione iniziale che Dio affidò all’uomo e alla donna, cioè di dominare sulla natura e sul creato.
Quindi “non rubare” rappresenta certamente un comandamento volto ad impedire che chiunque dichiari di sottomettersi a Dio e alla Sua Legge rinunci alla tentazione di appropriarsi di ciò che non gli appartiene … ma è anche la dimostrazione di quanto siamo incapaci di osservare perfettamente la legge di Dio!
Mi sono onestamente dovuto chiedere, personalmente, cosa significa oggi per me, concretamente “non rubare” … e non ho potuto che ammettere la mia miseria umana, ed anche in quanti aspetti della mia vita in effetti io continui a rubare.
Lo faccio innanzitutto nei confronti di Dio, a volte tentando di “rubare” un pochino della Sua gloria per me, magari cercando il mio vanto personale anziché il Suo …
Lo faccio a volte cercando di prendere per me ciò che potrei invece lasciare agli altri … Lo faccio quando mi lascio andare a pensieri sbagliati, con la pretesa o la tentazione di avere ciò che non mi appartiene, sfociando a volte nell’invidia o nella gelosia …
Rubo quando non do agli altri ciò che dovrei …
Rubo la posizione preminente e assoluta di Dio nella mia vita …
Rubo il tempo che Gli dovrei eppure so che Gli appartiene del tutto, lo so perfettamente …
Rubo a mia moglie ciò che le dovrei, la mia dedizione, il mio sacrificio, il mio impegno …
Rubo agli altri e ai miei fratelli ciò che dovrei e potrei dedicare loro …
Rubo per me qualcosa che mi dia soddisfazione, ignorando la mia chiamata a “servire più che essere servito”, magari perfino tento di invocare dei miei presunti diritti per i quali finisco per pensare che potrei rubare allo Stato ciò che invece gli appartiene … sì magari lo detiene ingiustamente, iniquamente … Però io lo faccio dimenticando che Dio è sovrano anche sullo Stato, sul Governo, sulla politica … e che è Lui ad assicurare la giustizia, non io …
Rubo quindi innumerevoli volte ed in innumerevoli maniere … e la Legge di Dio me lo ricorda … sono colpevole!
Lodo il Signore perché mi ha assolto dalla condanna, ma non lo ha fatto per darmi il diritto di continuare a rubare …



