“… bada bene a te stesso e guàrdati dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste …”
[8] Qual è la grande nazione che abbia leggi e prescrizioni giuste come è tutta questa legge che io vi espongo oggi? [9] Soltanto, bada bene a te stesso e guàrdati dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste, ed esse non ti escano dal cuore finché duri la tua vita. Anzi, falle sapere ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli. [10] Ricòrdati del giorno che comparisti davanti al Signore, al tuo Dio, in Oreb, quando il Signore mi disse: “Radunami il popolo e io farò loro udire le mie parole, perché essi imparino a temermi tutto il tempo che vivranno sulla terra e le insegnino ai loro figli”. [11] Voi vi avvicinaste e vi fermaste ai piedi del monte; e il monte era tutto in fiamme, che si innalzavano fino al cielo; vi erano tenebre, nuvole e oscurità. [12] E dal fuoco il Signore vi parlò; voi udiste il suono delle parole, ma non vedeste nessuna figura; non udiste che una voce. [13] Egli vi annunciò il suo patto, che vi comandò di osservare, cioè i dieci comandamenti, e li scrisse su due tavole di pietra. [14] A me, in quel tempo, il Signore ordinò d’insegnarvi leggi e prescrizioni, perché voi le mettiate in pratica nel paese dove ora entrerete per prenderne possesso. [15] Siccome non vedeste nessuna figura il giorno che il Signore vi parlò in Oreb dal fuoco, badate bene a voi stessi, [16] affinché non vi corrompiate e non vi facciate qualche scultura, la rappresentazione di qualche idolo, la figura di un uomo o di una donna, [17] la figura di uno degli animali della terra, la figura di un uccello che vola nei cieli, [18] la figura di una bestia che striscia sul suolo, la figura di un pesce che vive nelle acque sotto la terra; [19] e anche affinché, alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto l’esercito celeste, tu non ti senta attratto a prostrarti davanti a quelle cose e a offrire loro un culto, perché quelle sono le cose che il Signore, il tuo Dio, ha lasciato per tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli. [20] Quanto a voi, il Signore vi ha presi, vi ha fatti uscire dalla fornace di ferro, dall’Egitto, per farvi diventare il popolo che gli appartiene, come oggi difatti siete. [21] Or il Signore si adirò contro di me a causa vostra, e giurò che io non avrei oltrepassato il Giordano e non sarei entrato nel buon paese che il Signore, il tuo Dio, ti dà in eredità. [22] Infatti io dovrò morire in questo paese senza passare il Giordano, ma voi lo passerete e possederete quel buon paese.”.
Mosé ribadì che non c’era un popolo grande, un’altra nazione che potesse vantare: “… leggi e prescrizioni giuste come è tutta questa legge che io vi espongo oggi …”! (8)
C’è però un ma, un però al possedere la Legge, cioè bisognava piuttosto essere posseduti da essa … infatti raccomanda:
“Soltanto, bada bene a te stesso e guàrdati dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste, ed esse non ti escano dal cuore finché duri la tua vita. Anzi, falle sapere ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli.”! (9)
Già, a cosa sarebbe servito essere il “popolo della Legge”, se però avessero dimenticato il solo vero Dio e le Sue azioni prodigiose, la Sua onnipotenza, se non avessero tenuto queste cose ben custodite, assieme alla Legge, nel loro cuore, insegnandola ai propri figli?
Così Mosè, in questa sua fase ‘testamentaria’, ripercorre alcuni aspetti fondamentali nelle esperienze col popolo, incoraggiandoli a non dimenticarli mai …
Una di queste era il giorno in cui il Signore, quando il popolo era riunito ai piedi del monte Oreb, nel buio e fra le nuvole, Dio parlò al popolo di mezzo al fuoco, dal monte … non videro figure, ma sentirono la chiara e onnipotente voce di Dio! (10-12)
Dio quel giorno’ diede loro le dieci parole incise su due pietre, i dieci comandamenti, comandando loro di osservarli … incaricando Mosè di insegnarle loro con cura … (13-14) “… perché voi le mettiate in pratica nel paese dove ora entrerete per prenderne possesso.”!
Dio non si mostrò, né diede loro alcuna figura o immagine di riferimento, anzi raccomandò loro di non farsi attrarre da qualsiasi idea ‘plastica’, dal voler in qualche modo indirizzare il proprio culto ad una qualsiasi immagine che potesse rappresentare Dio (15-18) … assolutamente non doveva accadere, perché: “… tu non ti senta attratto a prostrarti davanti a quelle cose e a offrire loro un culto, perché quelle sono le cose che il Signore, il tuo Dio, ha lasciato per tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli’! (19)
Poi Mosè ricordò loro la grande liberazione che Dio aveva realizzato per loro dalla terribile condizione di schiavitù … trattandolo come popolo come Suo tesoro particolare …
E poi Mosè dovette anche ricordare la brutta e ‘incancellabile’ esperienza di Meriba, quella nella quale – reagendo alle lamentele del popolo assetato – Mosè si fece prendere la mano e reagì disubbidendo a Dio e pensando forse di metterci del suo percotendo la roccia perché ne sgorgasse acqua …
Dio aveva pazientato sul momento, ma poi aveva punito l’arroganza di Mosè, togliendogli il privilegio di entrare nella terra promessa …
Mosè se ne rammarica ora, ma lo fa per rafforzare la fede del popolo nella fedeltà di Dio che certamente darà loro quella terra!
Avrebbe potuto scadere nell’amarezza, nel rancore, nella rivalsa … Invece, fino alla fine, Mosè volle guidare il popolo al Signore lasciando loro un’eredità spirituale fondata su una fede salda in Dio …



