Titolo
Il libro reca il nome del suo autore. Visto che significa “in festa”, si pensa che Aggeo fosse nato in un giorno di festa.
Aggeo è il secondo libro più breve dell’A.T. (dopo Abdia) ed è citato una sola volta nel N.T. (cfr. Ebrei 12:26).
Autore e data
Oltre quanto apprendiamo da questa breve profezia, disponiamo di poche informazioni riguardo all’autore.
Aggeo è menzionato brevemente in Esdra 5:1 e 6:14, in entrambe le occasioni associato al profeta Zaccaria.
Gli elenchi dei deportati del libro di Esdra non lo menzionano; non vi sono indicazioni riguardanti i suoi legami parentali, né la sua discendenza tribale. La storia non fornisce neppure dati sulla sua occupazione. È la sola persona nell’A.T. con questo nome, anche se ci sono nomi simili (cfr. Genesi 46:16; Numeri 26:15; 2 Samuele 3:4; 1 Cronache 6:30).
Le parole di Aggeo 2:3 potrebbero indicare che il profeta abbia visto la gloria del tempio di Salomone prima della sua distruzione.
Se così fosse, al momento della redazione del suo breve libro l’autore doveva avere almeno 70 anni.
Non risultano ambiguità o controversie sulla datazione della profezia.
L’occasione per la stesura di ciascuna delle quattro profezie pronunciate è chiaramente indicata nel testo (1:1; 2:1; 2:10; 2:20), essendo tutte comprese in un periodo di quattro mesi durante il secondo anno di regno (520 a.C. ca) del persiano Dario Istaspe (521–486 a.C. ca).
Con ogni probabilità, Aggeo aveva fatto ritorno a Gerusalemme da Babilonia con Zorobabele diciotto anni prima, nel 538 a.C.
Contesto e ambiente del libro di Aggeo
Nel 538 a.C., grazie all’editto di Ciro di Persia (cfr. Ed 1:1-4), il popolo poté fare ritorno da Babilonia alla propria terra, sotto l’autorità civile di Zorobabele e la guida spirituale del sommo sacerdote Giosuè (cfr. Esdra 3:2).
Circa 50.000 Giudei rimpatriarono.
Nel 536 a.C. iniziarono a ricostruire il tempio (cfr. Esdra 3:1-4: 5) ma, a causa dell’opposizione dei popoli confinanti e dell’indifferenza degli stessi Giudei, il lavoro fu abbandonato (cfr. Esdrs 4:1-24).
Sedici anni dopo, il Signore incaricò Aggeo e Zaccaria di incoraggiare il popolo non solo a ricostruire il tempio, ma anche a ristabilire le priorità spirituali (cfr. Esdra 5:1-6:22).
I lavori ripresero e il tempio fu completato quattro anni più tardi (516 a.C. ca; cfr. Esdra 6:15).
Temi storici e teologici
Il tema principale del libro è la ricostruzione del tempio di Dio, in rovina sin dall’epoca della sua distruzione per mano di Nabucodonosor nel 586 a.C.
Mediante l’annuncio di cinque messaggi da parte del Signore, Aggeo esorta il popolo a rinnovare i propri sforzi per riedificare la casa di Dio, sottolineando come la ragione della siccità e della scarsità dei raccolti fosse da ricercarsi nella loro errata gestione delle priorità spirituali (1:9-11).
Ma per Aggeo la riedificazione del tempio non era fine a se stessa, perché esso rappresentava la dimora di Dio, la sua manifesta presenza in mezzo al popolo eletto.
La distruzione del tempio per mano di Nabucodonosor era seguita alla dipartita della gloria di Dio dalla sua dimora (cfr. Ezechiele 8-11).
Per il profeta, la ricostruzione del tempio era auspicio del ritorno della presenza di Dio in mezzo al popolo.
A partire dalla contingenza storica, Aggeo narra guardando avanti nel tempo, fino alla suprema gloria del futuro tempio messianico (2:7), incoraggiando il popolo con la promessa di una pace (2:9), di una prosperità (2:19), di una guida divina (2:21-22) e di una benedizione nazionale (2:23) ben maggiori durante quel regno futuro.
Sfide interpretative
La principale difficoltà interpretativa della profezia è l’espressione “le cose più preziose di tutte le nazioni” (2:7), che potrebbe essere tradotta anche con “il desiderio di tutte le nazioni”.
Sebbene esistano molte traduzioni, vi sono essenzialmente solo due interpretazioni.
Facendo riferimento a “mio è l’argento e mio è l’oro” (2:8), come anche a Isaia 60:5 e Zaccaria 14:14, alcuni pensano che si tratti di un riferimento a Gerusalemme, dove affluiranno le ricchezze delle altre nazioni durante il regno futuro (cfr. Isaia 60:11; 61:6).
Sembra invece preferibile vedervi un riferimento al Messia, il liberatore che tutte le nazioni desiderano.
Non solo questa interpretazione è sostenuta dagli antichi rabbini e dalla chiesa primitiva, ma la menzione della “gloria”, nella seconda parte di questo verso, suggerisce un riferimento personale al Messia (cfr. Isaia 40:5; 60:1; Luca 2:32).
Schema del libro:
Rimprovero per la disubbidienza 1:1-11.
Il residuo ascolta e riedifica 1:12-15.
Ritorno della gloria di Dio 2:1-9.
Interrogativi religiosi 2:10-19.
Il regno del Signore 2:20-23.
(lacasadellabibbia.it)
Dio benedica la nostra meditazione anche di questo libro e ci doni di saper cogliere per noi, la nostra vita, il nostro tempo, ciò che ha preparato.




