Il libro prende nome dal “profeta dell’oracolo divino” contro Ninive, capitale dell’Assiria.
Naum significa “consolazione” o “conforto” ed è una forma abbreviata di Neemia (“Yahweh conforta”).
Il libro di Naum non è citato nel N.T., sebbene Romani 10:15 possa essere un riferimento a Naum 1:15 (cfr. Isaia 52:7).
Autore e data
L’importanza dei profeti-scrittori non risiede tanto nelle loro vite individuali, bensì nel loro messaggio.
È per questa ragione che le informazioni contestuali riguardo all’autore all’interno delle profezie sono così scarse.
Ma, di tanto in tanto, uno dei libri storici getta luce su alcuni particolari.
Nel caso di Naum, non si conosce nulla se non che era un Elcosita (1:1), con riferimento o al suo luogo di nascita o al luogo del suo ministero.
I tentativi di identificare Elcos non hanno portato ad alcun risultato.
Fra i suggerimenti ci sono le località di Al-Qosh, situata nell’Iraq settentrionale (in questo caso Naum sarebbe stato discendente degli esuli deportati in Assiria nel 722 a.C.), Capernaum (“città di Naum”), un luogo nel meridione di Giuda (cfr. 1:15).
Il luogo di nascita o di ministero del profeta non è tuttavia rilevante ai fini dell’interpretazione del libro.
Poiché nell’introduzione non viene menzionato alcun re, la datazione della profezia di Naum è da ricondurre ai dati storici in nostro possesso.
Il messaggio di giudizio contro Ninive appare rivolto a una nazione potente; ciò indicherebbe un’epoca non solo anteriore alla caduta nel 612 a.C., ma probabilmente anche alla morte di Assurbanipal nel 626 a.C., che determinò il rapido declino della potenza assira.
Naum menziona la caduta di No-Amon, chiamata anche Tebe (3:8-10), nel 663 a.C., per mano di Assurbanipal.
Questo accenno sembra evocare un ricordo vivo nella mente del suo uditorio, ma il profeta non fa riferimento alla rinascita della città dieci anni più tardi. Questi dati fanno risalire la data di composizione alla metà del VII sec. A.C., durante il regno di Manasse (695-642 a.C. ca; cfr. 2 Re 21:1-18).
Contesto e ambiente del libro di Naum
Un secolo dopo essersi pentita in risposta alla predicazione di Giona, Ninive tornò all’idolatria, alla violenza e all’arroganza (3:1-4).
L’Assiria, ristabilitasi dalla sconfitta di Sennacherib (701 a.C.) a Gerusalemme (cfr. Isaia 37:36-38), era all’apice della sua potenza.
I suoi confini si estendevano fino all’Egitto.
Esaraddon aveva di recente trapiantato popoli conquistati in Samaria e in Galilea nel 670 a.C. (cfr. 2 Re 17:24; Esdra 4:2), indebolendo grandemente la Siria e Israele.
Ma Dio annichilì Ninive sotto la crescente potenza del re di Babilonia, Nabopolassar, e di suo figlio, Nabucodonosor (612 a.C. ca).
La caduta dell’Assiria sopraggiunse come Dio aveva profetizzato.
Temi storici e teologici
Naum rappresenta una sorta di continuazione del libro di Giona, il quale profetizzò oltre un secolo prima.
Infatti, Giona narra della remissione del giudizio annunciato da Dio contro Ninive, mentre Naum descrive la successiva esecuzione del giudizio di Dio quando, circa 100 anni dopo, come accennavamo, le generazioni convertite erano ormai passate e la nazione era tornata ai vecchi costumi pagani e all’idolatria.
Ninive ostentava la propria invulnerabilità, con le sue mura che si ergevano fino a 30 m e un fossato largo 45 m e profondo 18 m; ma Naum affermò che il Dio sovrano (1:2-5) avrebbe portato vendetta su coloro che trasgredivano la Sua Legge (1:8, 14; 3:5-7).
Lo stesso Dio riversava giudizio contro il male e amorevole redenzione verso coloro che gli erano fedeli (cfr. 1:7, 12-13, 15; 2:2).
La profezia dovette recare conforto a Giuda e a tutti coloro che temevano i crudeli Assiri.
Naum affermò che Ninive sarebbe finita “con una irrompente inondazione” (1:8); ciò avvenne quando il fiume Tigri esondò, distruggendo le mura in misura sufficientemente ampia da consentire l’accesso dell’esercito babilonese.
Naum predisse anche che la città sarebbe andata “a nascondersi” (3:11). Dopo la sua distruzione nel 612 a.C., i suoi resti non furono scoperti che nel 1842.
Sfide interpretative
A prescindere dall’incerta identità di Elcos, la profezia non presenta particolari sfide interpretative.
Il libro è un chiaro annuncio profetico di giudizio contro l’Assiria e la sua capitale Ninive per le crudeli atrocità e pratiche idolatriche di cui si erano rese colpevoli.
Schema del libro
• Intestazione (1:1)
• Annuncio della distruzione di Ninive (1:2-15)
• Raffigurazione della potenza di Dio (1:2-8)
• Annuncio del castigo divino (1:9-15)
• Descrizione della distruzione di Ninive (2:1-13)
• L’assalto alla città (2:1-10)
• Il disonore della città (2:11-13)
• Necessità della distruzione di Ninive (3:1-19)
• Primo capo d’accusa (3:1-3)
• Secondo capo d’accusa (3:4-7)
• Terzo capo d’accusa (3:8-19)
Il libro appare come un inno alla giustizia di Dio che, anche quando usa un popolo pagano per i Suoi scopi, non ne dimentica colpe e responsabilità che, a Suo tempo, vengono al Suo vaglio …
Infatti, Dio non diventa mai ingiusto e anche quando punisce il Suo popolo, coloro che lo amano e Lo temono saranno riscattati e preservati …
Che Dio benedica la meditazione anche di quest’altro profeta “minore” …




