“Nessun segno vi sarà dato se non quello di Giona …”
[1] Il Signore fece venire un gran pesce per inghiottire Giona. Giona rimase nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. [2] Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore, il suo Dio, e disse: [3] «Io ho gridato al Signore, dal fondo della mia angoscia, ed egli mi ha risposto; dalla profondità del soggiorno dei morti ho gridato e tu hai udito la mia voce. [4] Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare; la corrente mi ha circondato, tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto. [5] Io dicevo: “Sono cacciato lontano dal tuo sguardo! Come potrei vedere ancora il tuo tempio santo?” [6] Le acque mi hanno sommerso, l’abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa. [7] Sono sprofondato fino alle radici dei monti, la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre; ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa, o Signore, mio Dio! [8] Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del Signore e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo. [9] Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia; [10] ma io ti offrirò sacrifici con canti di lode, adempirò i voti che ho fatto. La salvezza viene dal Signore». [11] E il Signore diede ordine al pesce, e il pesce vomitò Giona sulla terraferma.
Giona aveva testimoniato, aveva spiegato al capitano della nave e all’equipaggio che doveva essere eliminato perché potessero scampare alla tempesta … Era vero, Giona sapeva bene che se si fossero liberati di lui, se l’avessero ucciso, la tempesta sarebbe finita perché la sua disubbidienza, la sua testardaggine, il suo tentativo assurdo di fuggire da Dio, disobbedendo alla Sua chiamata, era la sola spiegazione dell’intervento del cielo attraverso la tempesta …
Eppure, nella prospettiva di Dio, quella miserabile situazione di Giona era molto di più, perché fu l’occasione creata dal Signore per portare la speranza e l’annuncio del vero Dio a quei pagani, che infatti riconobbero, temettero e adorarono il Dio di Giona …
Giona vedeva solo la sua giusta condanna, ma Dio stava facendo molto di più, annunciando attraverso il fuggitivo il ravvedimento e la speranza per i peccatori!
Lo stesso valeva per l’esperienza di Giona nel ventre del pesce, perché quella condizione era sinonimo di morte certa, attraverso la digestione … Ma, per la volontà sovrana di Dio, diventò un passaggio verso la salvezza, attraverso una sorta di ‘risurrezione’ per il suo ostinato servo.
Spesso tendiamo a pensare che i tre giorni e tre notti trascorsi da Giona nel ventre del pesce siano stati in qualche modo una parentesi ‘avventurosa’ e perfino simpatica, magari indotti nei nostri pensieri e nella fantasia ad immaginare la scena di Geppetto, nella favola di Pinocchio, nel ventre della balena … Il personaggio della fantasia di Carlo Collodi, evidentemente ispirato alla storia di Giona, si era perfino organizzato per vivere in una condizione essenziale, ma con tanto di tavolino, sedia e candela …
La realtà che Giona descrive nella sua preghiera e ben più grave, drammatica, angosciosa, terribile, spaventosa … che ricorda alcune delle espressioni più dure, più pesanti e terrificanti riportate nei salmi.
Ho pensato anche al Salmo 73, non tanto per l’aspetto dell’angoscia nelle circostanze anche fisiche, ma perché Asaf ricorda che quando ormai la sua fede era sbandata, smarrita, quando aveva toccato il fondo, si era ricordato di Dio, era rimasto folgorato dalla Sua santità e dalla coscienza della fine degli increduli … e si era così ravveduto !
Non a caso quando Gesù (Matteo12:38-40) rispose ai giudei, che erano lì solo nella speranza di vederGli fare qualcosa di miracoloso da ammirare, che nessun segno avrebbero visto, nessun miracolo sarebbe stato compiuto per soddisfare la loro avida curiosità … citò proprio l’esperienza di Giona, l’unico segno che il Messia stava indirizzando loro per sottolineare ciò che lo aspettava nella sua missione di salvezza!
Nella descrizione e anticipazione essenziale del segno di Giona, il Messia avrebbe subito tre giorni e tre notti, ma non solo nella schifezza dei liquidi digestivi, perché sarebbe morto davvero, e sarebbe risorto per la volontà sovrana del Padre!
Ecco il vero paragone, il confronto sensato, la corretta immagine, la giusta maniera di inquadrare l’esperienza di Giona: la morte!
Quella di Giona fu una terribile sensazione di morte per tre giorni e tre notti, in quel ventre nel quale il profeta poteva semplicemente e soltanto pregare nel buio, nella schifezza di quell’intestino … poteva solo pregare, aspettando la morte o ciò che la volontà giusta e santa di Dio aveva riservato per lui!
Da persona che conosceva bene Dio, perché Lo amava, Lo temeva, Lo aveva a lungo servito … Giona, nella sua preghiera, ricorda le espressioni dei salmi e sta davanti a Dio senza alcun tentativo di apparire ciò che non era, accettando la volontà di Dio, accettando la sua sorte … Eppure nel suo cuore nutre ciò che ha imparato anche dai salmi, quelli angosciosi, quelli imprecativi, quelli della sofferenza, cioè a lasciare a Dio l’ultima parola!
Così è nella parte conclusiva della Sua preghiera che, ovviamente, Giona ha scritto in seguito, ripercorrendo ogni tappa della sua esperienza …
In quella preghiera c’è speranza, perfino desiderio di lodare Dio, c’è la visione del suo Dio nella Sua misericordia, nella Sua benignità, nella Sua grandezza, nella Sua sovranità … Egli è Colui che regna, che usa le circostanze andando ben oltre la miseria umana, oltre ciò che noi coinvolti riusciamo a immaginare! Giona ci insegna ad accettare le circostanze, anche quando rappresentano la giusta punizione di Dio, accettare senza chiudere gli occhi della fede, ma tenendoli fissi su Colui al quale appartiene la Salvezza, l’Unico nel quale vale la pena sperare …
La preghiera di Giona insegna che la fede ci porta sempre oltre le circostanze, perché mentre quelle ci schiacciano, vorrebbero scoraggiarci, mettono alla prova la nostra resistenza … la fede si proietta verso la grandezza di Dio, verso le Sue soluzioni, verso la Sua benignità sorprendente, verso la Sua misericordia immeritabile, verso la Sua gloria!
Anche nella più terribile delle situazioni, la nostra certezza sta nel fidarci di Dio, nel confidare in lui e aspettare qui e ora la Sua salvezza, se Egli vuole, anche nella più disperata delle situazioni, sapendo che comunque vada resta certa la nostra Salvezza eterna!
Non a caso Giona conclude nella sua preghiera che la salvezza appartiene a Dio, a nessun altro …
Così, dalla prospettiva di una giusta morte Giona passa, per volontà di Dio, ad una misericordiosa salvezza! Il pesce lo vomitò a riva … la sua vita è il suo futuro, ogni respiro, dipendevano da Dio ed erano nelle Sue mani sovrane e benigne!



