Su Giosuè si potrebbe dire tanto, ma molte cose le abbiamo già viste nel corso delle meditazioni del libro del Deuteronomio.
Giosuè figlio di Nun, della tribù di Efraim, era stato uno dei 12 esploratori selezionati, in rappresentanza delle 12 tribù di Israele, per andare ad esplorare e verificare il territorio di Canaan, molto prima di quando il Signore avrebbe concesso loro di entrarvi in quanto era la terra promessa. Insieme a Caleb, figlio di Gefunne della tribù di Giuda, furono gli unici due – fra i 12 – ad avere una visione spirituale del territorio e, nonostante avessero realisticamente visto le difficoltà umane che ci sarebbero state nell’affrontare il territorio cananeo, fecero un resoconto completamente diverso dagli altri 10, essendo certi che Dio avrebbe concesso loro di superare tutte quelle difficoltà.
Da Numeri 13:16 ricordiamo che Giosuè si chiamava in realtà Osea, figlio di Nun, e che Mosè gli cambiò il nome prima di inviarlo come esploratore con gli altri 11.
Mentre di Caleb si perde presto traccia, a parte la promessa del Signore che, per la sua fedeltà nel lavoro di esploratore, sarebbe entrato certamente nella terra promessa insieme alla sua discendenza …
Giosuè invece diventerà servo e collaboratore di Mosè, infatti lo ritroveremo addirittura ad accompagnarlo fino ad un certo punto sul monte di Dio, dove Mosè ricevette la Legge direttamente dal Signore, ma anche come comandante dell’esercito (nell’episodio in cui sostennero le braccia di Mosè durante la guerra) contro gli amalechiti …
Perciò Giosuè ebbe una lunga preparazione, vivendo al servizio di Mosè, praticamente nella sua ombra …
Dio designò Giosuè come successore di Mosè e ne sancì l’incarico (nella fase conclusiva di Deuteronomio), quando confermò a Mosè che non sarebbe entrato nella terra promessa, ma sarebbe stato Giosuè a guidare il popolo di lì in avanti …
“[1] Dopo la morte di Mosè, servo del Signore, il Signore parlò a Giosuè, figlio di Nun, servo di Mosè, e gli disse: [2] «Mosè, mio servo, è morto. Àlzati dunque, attraversa questo Giordano, tu con tutto questo popolo, per entrare nel paese che io do ai figli d’Israele. [3] Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, io ve lo do, come ho detto a Mosè, [4] dal deserto e dal Libano che vedi là sino al gran fiume, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Ittiti sino al mar Grande, verso occidente: quello sarà il vostro territorio. [5] Nessuno potrà resistere di fronte a te tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò. [6] Sii forte e coraggioso, perché tu metterai questo popolo in possesso del paese che giurai ai loro padri di dar loro.”.
È un testo davvero molto semplice e chiaro nel quale, dopo il passaggio di consegne, vediamo Dio che all’inizio di questo libro parla direttamente con Giosuè come aveva fatto con Mosè suo predecessore …
Lo incoraggia a cominciare alacremente, con impegno il suo lavoro di guida del popolo, preparandosi ad attraversare finalmente il Giordano e introdurre il popolo di Dio nella terra promessa dopo i quarant’anni del deserto …
La più bella eredità che Giosuè ricevette in queste espressioni dirette di Dio è quella del rinnovo della promessa di fedeltà che, come era stato con Mosè, sarebbe stato con lui, che lo avrebbe accompagnato, guidato, sostenuto, protetto … avrebbe letteralmente camminato davanti a loro in ogni tappa, restando in quanto il solo vero Dio, anche Colui che è assolutamente fedele nei Suoi impegni … [1-4]
Come lo stesso Giosuè aveva effettivamente visto, con gli occhi della fede, il modo in cui avrebbero superato tutti gli ostacoli umani della terra promessa, come aveva saputo incoraggiare il popolo insieme a Caleb, ricordando loro che tutti quegli ostacoli Dio li avrebbe rimossi e che avrebbero conquistato quella terra grazie alla guida, alla protezione e all’impegno preso con loro da Dio, il Signore … così effettivamente Dio stava ribadendo a lui, rassicurandolo sul fatto che Egli li avrebbe guidati e protetti, dando loro la vittoria sui loro nemici …
Il suo impegno avrebbe consistito semplicemente nell’essere coraggioso, cioè nell’avere fiducia in Dio, ciecamente, fidandosi delle Sue promesse senza se e senza ma, restando perciò determinato in ogni passo, avendo certezza in Colui che li accompagnava e guidava …
Non sarebbe successo per la loro forza, non per la loro caparbietà, non per la loro fedeltà, non per la loro numerosità, non per la loro capacità belligerante, di guerreggiare, né per le loro strategie … niente di tutto questo!
Dio e solo Dio avrebbe fatto sì che sarebbero entrati in possesso della terra promessa, perché Egli era e restava fedele e avrebbe combattuto per loro, dando loro la terra che aveva promessa ad Abramo, Isacco e Giacobbe … puntualmente e fedelmente, cioè a Suo tempo e nei Suoi modi … [5-6].
Grazie, Signore, per la Tua assoluta fedeltà …




