“… ti terrò come un sigillo, perché io ti ho scelto, dice il Signore …”

[20] La parola del Signore fu rivolta di nuovo ad Aggeo, il ventiquattresimo giorno del mese, in questi termini: [21] «Parla a Zorobabele, governatore di Giuda, e digli: “Io farò tremare i cieli e la terra; [22] rovescerò il trono dei re e distruggerò la potenza dei regni delle nazioni; rovescerò i carri e quelli che vi montano; i cavalli e i loro cavalieri cadranno, l’uno per la spada dell’altro. [23] Quel giorno”, dice il Signore degli eserciti, “io ti prenderò, Zorobabele, figlio di Sealtiel, mio servo”, dice il Signore, “e ti terrò come un sigillo, perché io ti ho scelto”, dice il Signore degli eserciti».

La conclusione del libro di Aggeo conferma una serie di accenni che si trovano nel corso del libro, ma non solo … infatti richiama anche dei testi in altri profeti minori, come quelli che lo precedono e seguono nella stesura del canone biblico. Questo rende sempre più chiaro il riferimento, che evidentemente va ben oltre il contesto immediato, al governatore Zorobabele, che in quegli anni amministrava in Giuda, per conto dei persiani, la giustizia e la vita della nazione, quella del residuo del popolo di Israele a cui il re Dario (evidentemente e suo malgrado, essendo pagano – influenzato dal Signore del cielo e della terra, dal Sovrano e Re dei re, dal Dio di Israele) concesse di rientrare in patria, ponendo fine al loro esilio e lasciando che ricostruissero le loro città e soprattutto il tempio di Gerusalemme.

Nelle parole rivolte al governatore di turno a Gerusalemme, per quanto particolari perché riguardanti la guida del residuo del popolo che rientrò nella terra promessa, iniziando la ricostruzione … è evidente che c’è di più, molto di più …

Infatti, mentre Zorobabele nel contesto dei libri profetici e nella storia di Israele viene ben presto perso di vista, per non dire dimenticato … quelle promesse restano e continuano a preparare e guidare verso il futuro Messia …

Tutto questo ci chiama a riflettere su come, non di rado, il re nell’antico Israele rappresentava simbolicamente un richiamo alle promesse messianiche che vediamo in effetti ripetute nel corso del tempo attraverso i vari profeti …

Cercando di essere più chiaro: essendoci state più volte profezie che annunciavano che la casa di Davide sarebbe stata, quelle promesse di Dio, “eterna”, “un regno senza fine”, proprio tali caratteristiche temporali infinite mostrano il fatto che non si sta parlando letteralmente della discendenza di Davide, in senso umano, ma di Colui che sarebbe arrivato, il Messia, e delle caratteristiche e prospettive del Suo Regno …

Ricorderai la promessa fatta da Dio al tempo della maledizione, in Genesi 3, secondo la quale la “discendenza” della donna avrebbe schiacciato il capo del serpente … una promessa che sarà poi recuperata in quella della discendenza eterna dalla casa di Davide …

Pensandoci, la cosa viene chiarita nelle genealogie dei vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) che ricordano le generazioni -compresi i re – che avrebbero preceduto Gesù il Messia …

Colui che era stato a lungo promesso nacque durante il regno di Erode e poi ancora, sotto il governatorato di Pilato, sarebbe nato, cresciuto, vissuto, morto e risorto!

Quindi questo criterio simbolico valido in tutti gli altri casi, vale anche per Zorobabele, anch’egli in una evidente posizione simbolica, essendo descritto addirittura come il “sigillo” scelto da Dio (23), il simbolo del Regno di Dio che sarebbe venuto un giorno e davanti al quale tutti i popoli sarebbero stati annichiliti, distrutti, sottomessi senza alcuna alcuna possibilità di resistenza e Dio avrebbe manifestato la Sua gloria, la Sua sovranità e onnipotenza su tutto e tutti, realizzando la promessa finale di un Regno eterno e su tutto il creato, con coloro che hanno temuto, amato e servito Dio!

Avremo modo anche nei libri successivi di capire meglio questa proiezione messianica ora citata nella conclusione del libro di Aggeo … ma è interessante notare come nel genere letterario profetico c’è questo abbinamento, questo parallelismo fra affermazioni contemporanee alla vita del profeta, ma anche una proiezione profetica verso il futuro che, evidentemente, sfuggiva perfino a ciò che era concepibile e comprensibile per lo stesso profeta di turno, quando esprimeva certe affermazioni ricevute da Dio come parola rivelata …

Questa ‘tensione’ nei libri profetici credo ci stimoli e ci può aiutare a vivere più concretamente le due dimensioni della vita cristiana: il già e il non ancora …

Si tratta cioè di vivere il nostro oggi in modo concreto, impegnato, seguendo le chiare indicazioni della Parola di Dio, ma fortemente influenzati e quindi tenendo ben presente che questa fase dura poco, a volte pochissimo, mentre ciò che non finirà mai deve ancora venire ed è ‘il tempo senza tempo’, quel luogo e quell’eternità che Gesù sta preparando per i Suoi!

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Chiesa Evangelica Isola

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