[12/03, 09:33] Sergio D’Ascenzo: Geremia 29:1-10
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare e pregate il Signore per essa; poiché dal bene di questa dipende il vostro bene …”
“[1] Queste sono le parole della lettera che il profeta Geremia mandò da Gerusalemme al residuo degli anziani esiliati, ai sacerdoti, ai profeti e a tutto il popolo che Nabucodonosor aveva deportato da Gerusalemme a Babilonia, [2] dopo che il re Ieconia, la regina, gli eunuchi, i prìncipi di Giuda e di Gerusalemme, i falegnami e i fabbri furono usciti da Gerusalemme. [3] La lettera fu portata per mano di Elasa, figlio di Safan, e di Ghemaria, figlio di Chilchia, che Sedechia, re di Giuda, mandava a Babilonia da Nabucodonosor, re di Babilonia. Essa diceva: [4] «Così parla il Signore degli eserciti, Dio d’Israele, a tutti i deportati che io ho fatto condurre da Gerusalemme a Babilonia: [5] “Costruite case e abitatele; piantate giardini e mangiatene il frutto; [6] prendete mogli e generate figli e figlie; prendete mogli per i vostri figli, date marito alle vostre figlie perché facciano figli e figlie; moltiplicate là dove siete e non diminuite. [7] Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare e pregate il Signore per essa; poiché dal bene di questa dipende il vostro bene”. [8] Infatti così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: “I vostri profeti, che sono in mezzo a voi, e i vostri indovini non v’ingannino e non date retta ai sogni che fate. [9] Poiché quelli vi profetizzano falsamente nel mio nome; io non li ho mandati”, dice il Signore. [10] Poiché così parla il Signore: “Quando settant’anni saranno compiuti per Babilonia, io vi visiterò e manderò a effetto per voi la mia buona parola facendovi tornare in questo luogo.”.
Dev’essere passato un po’ di tempo, non sappiamo se mesi o anni, da quando Nabucodonosor re dei Caldei aveva deportato gran parte della gente di Gerusalemme fra i quali, oltre ai notabili, anche gli artigiani che evidentemente potevano essere utili nella sua nazione …
È proprio in quella fase che il profeta Geremia, continuando il suo lavoro a distanza di profeta nei confronti del residuo di Giuda, mandò una lettera al popolo esiliato attraverso un corriere, un ‘postino’, un personaggio misterioso identificato come “Elasa, figlio di Safan e di Ghemaria, figlio di Chilchia”, incaricato dal re di Giuda in cattività, e che evidentemente poteva muoversi da Gerusalemme a Babilonia e quindi assicurare la missiva ai destinatari, portandola a mano … (1-3)
Era scritta praticamente per tutti, notabili e gente comune, anziani, sacerdoti e profeti … Tutti …
Dio continuava a parlare al popolo di Giuda, che stava vivendo sotto il Suo giudizio, perciò esule a Babilonia per volontà di Dio, popolo al quale aveva raccomandato – sempre attraverso Geremia – di sottomettersi a quella deportazione sotto il re dei Caldei, in attesa che la misericordia di Dio si fosse di nuovo manifestata …
Così Geremia continua il suo servizio per il popolo di Giuda a distanza, attraverso questa lettera …
Ricordoando loro che erano esuli a Babilonia per Sua volontà (4), Dio manda attraverso Geremia queste parole: “Costruite case e abitatele; piantate giardini e mangiatene il frutto; prendete mogli e generate figli e figlie; prendete mogli per i vostri figli, date marito alle vostre figlie perché facciano figli e figlie; moltiplicate là dove siete e non diminuite.”!
Quindi un chiaro incoraggiamento a non mollare, anzi ad investire sulle nuove generazioni, a procreare …
Mi ricorda il periodo della schiavitù in Egitto, dove è descritto questo proliferare dei figli d’Israele, le cui donne partorivano molto più facilmente delle egiziane ed il popolo diventava sempre più numeroso …
La misericordia di Dio era evidente anche in questo preparare il futuro del Suo popolo, incoraggiandoli perciò a guardare oltre le difficili circostanze di quel periodo … (5-6)
Ora viene forse la parte più famosa del libro di Geremia, quella che in questa lettera riguarda le raccomandazioni di Dio a vivere appieno il timore di Dio, in quegli anni a Babilonia, in una nazione pagana, ma guardando lontano, alle Sue promesse sicure per il futuro!
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare e pregate il Signore per essa; poiché dal bene di questa dipende il vostro bene”. (7)
Quant’è vero, incoraggiante, luminosa questa parola da parte del Signore …
Mi ricorda le parole di Paolo ai Corinzi (1^ – 5:9 ss.) che incoraggia i cristiani alla fedeltà a Dio proprio vivendo in un mondo pagano, costantemente nel peccato …
Continuano le parole di Geremia nella lettera, da parte del Signore, raccomandando al popolo di non ascoltare eventuali parole diverse dei profeti fra loro, o di indovini, né di dare retta a loro eventuali sogni a riguardo … Niente e nessuno che dica cose diverse parla in Nome mio! (8-9)
Geremia chiude la lettera ricordando la promessa del Signore, cioè che Egli avrebbe posto fine a quel tempo di esilio in terra straniera, a Suo tempo, riportandoli nella loro Terra! (10)
Così tutto diventava più chiaro, per chi credeva in Dio e si fidava della Sua parola espressa attraverso Geremia!
Ogni cosa aveva senso nel piano di Dio, ma bisognava crederci … quando potevano capirlo, ma anche quando non ci riuscivano:
Il giudizio, la deportazione, la vita in esilio, ma nel timore del Signore, impegnandosi a credere che Dio non li aveva abbandonati, nonostante tutto, a continuare a fare famiglia, a procreare, a cercare il bene del luogo in cui abitavano, ad essere civilmente responsabili, ad essere una testimonianza del solo vero Dio ed aspettare il compimento delle Sue promesse!
Sì, voglio continuare a fidarmi di Dio anche quando le cose sembrano andare proprio male, perché nulla Gli sfugge di mano, i Suoi progetti vanno avanti nonostante tutto e le Sue promesse restano certe! Voglio guardare sempre oltre e confidare in Lui!



