Solo, sii forte e coraggioso!

“[10] Allora Giosuè diede quest’ordine agli ufficiali del popolo: [11] «Passate per l’accampamento e date quest’ordine al popolo: “Preparatevi dei viveri, perché fra tre giorni oltrepasserete questo Giordano per andare a conquistare il paese che il Signore, il vostro Dio, vi dà perché lo possediate”». [12] Giosuè parlò pure ai Rubeniti, ai Gaditi e alla mezza tribù di Manasse, e disse loro: [13] «Ricordatevi dell’ordine che Mosè, servo del Signore, vi diede quando vi disse: “Il Signore, il vostro Dio, vi ha concesso riposo e vi ha dato questo paese”. [14] Le vostre mogli, i vostri bambini e il vostro bestiame rimarranno nel paese che Mosè vi ha dato di qua dal Giordano; ma voi tutti che siete forti e valorosi passerete in armi alla testa dei vostri fratelli e li aiuterete, [15] finché il Signore abbia concesso riposo ai vostri fratelli come a voi e siano anch’essi in possesso del paese che il Signore, il vostro Dio, dà loro. Poi ritornerete al paese di vostra proprietà, che Mosè servo del Signore vi ha dato di qua dal Giordano verso il levante, e ne prenderete possesso». [16] E quelli risposero a Giosuè e dissero: «Noi faremo tutto quello che ci hai comandato, e andremo dovunque ci manderai. [17] Ti ubbidiremo interamente, come abbiamo ubbidito a Mosè. Solamente, sia con te il Signore, il tuo Dio, com’è stato con Mosè! [18] Chiunque sarà ribelle ai tuoi ordini e non ubbidirà alle tue parole, qualunque sia l’ordine che gli darai, sarà messo a morte. Solo, sii forte e coraggioso!».”.

Mosè aveva evidentemente salutato tutti ed era salito sul monte Nebo, in cima al Pisga, per non tornare più, come Dio aveva stabilito.

Evidentemente, il Signore volle evitare qualunque forma di venerazione nei confronti di Mosè, o anche di possibile costruzione di una tomba speciale, una sorta di mausoleo, perché l’attenzione del popolo – come la Legge stessa insegnava – doveva restare concentrata su Dio, sul Creatore, su Colui che in spirito, quindi non visibile, aveva fondato il popolo, l’aveva moltiplicato, l’aveva liberato dalla lunga schiavitù dell’Egitto e lo stava guidando nella terra promessa, dopo i quarant’anni nel deserto …

C’era stato il lutto tipico del loro popolo, il ‘lungo lutto’ dalla nostra prospettiva. Israele aveva pianto la guida, il condottiero che così spesso aveva contestato e fatto disperare.

Era giunto il tempo di Giosuè e non sappiamo esattamente quanto tempo il popolo avesse trascorso nelle pianure di Moab, prima del Giordano, cioè tutti il periodo in cui Mosè aveva esposto a ricordato la Legge che il Signore gli aveva dato quarant’anni prima …

In ogni caso, il brano non indica nessuna pausa, nessuna vacanza, nessun periodo sabbatico per Giosuè … anzi, si comprende molto bene il senso della scelta di Dio nell’aver lungamente preparato Giosuè a fianco di Mosè e al suo servizio, infatti ora leggiamo di un uomo pronto che conosceva il popolo, che sapeva come muoversi, che aveva le idee chiare ed esperienza nella gestione del popolo, ma soprattutto pronto ad ascoltare e attuare coraggiosamente la volontà del Signore!

Giosuè affido gli ordini agli ufficiali del popolo e questo dimostra che, evidentemente, ormai l’organizzazione e la gestione del popolo stesso era consolidata …

Così Giosuè comando al popolo di prepararsi dei viveri perché dopo tre giorni avrebbero finalmente affrontato l’attraversamento del Giordano per cominciare la conquista del paese che Dio dava loro, perché lo possedessero [10-11]

Giosuè ricordava bene anche quelle che erano state le disposizioni riguardo alla tribù di Ruben, Gad e la mezza di Manasse, perché come ricorderete loro avevano già avuto il territorio al di qua del Giordano e sì erano già insediati con le loro famiglie in quel territorio. Ma c’era stato un loro impegno solenne davanti a Dio, al tempo di Mosè, cioè una condizione che il Signore aveva posto loro e cioè che, nonostante avessero già avuto il loro territorio, si impegnavano quando Dio avrebbe fatto attraversare il Giordano al resto del popolo, ad essere con loro, ad accompagnarli, a combattere con loro nella conquista del resto della terra promessa, fino a che l’ultima tribù non fosse stata collocata nella terra assegnata loro da Dio … solo allora sarebbero tornati a godersi la loro terra, con le loro famiglie …

Se ragionassi in termini umani, direi che era strategicamente un grave errore quello di lasciare le loro famiglie e i loro animali, nel loro territorio al di qua del Giordano, andando via tutti gli uomini in grado di combattere, per essere con le altre tribù di Israele … eppure non ho alcun dubbio che dietro l’ordine di Dio ci fosse la garanzia da parte del Signore stesso che avrebbe protetto le loro famiglie e i loro figli, il loro bestiame, fino al loro ritorno … ed era molto chiaro, nell’esperienza di Israele, che non c’era difesa migliore o guerriero invincibile più forte di Dio stesso che avrebbe protetto tutto ciò che lasciavano nei loro accampamenti in attesa del loro ritorno …

La risposta dei rubeniti, dei gaditi e della mezza tribù di Manasse fu chiara e rispettosa della loro promessa, così assicurarono a Giosuè che sarebbero partiti con loro, mantenendo fede all’impegno assunto davanti al Signore …

C’è una nota interessante di incoraggiamento e di fede da parte di queste due tribù e mezza, cioè che non solo esortavano Giosuè ad essere coraggioso, ma sottolineano come ci fosse una condizione irrinunciabile per portare avanti il progetto del Signore nella conquista della terra promessa e il loro impegno certo, cioè che Dio camminasse davanti a loro e che Giosuè si dimostrasse coraggioso come guida …

La loro dichiarazione di fedeltà agli ordini di Giosuè fu assoluta, prendendo anche l’impegno di vegliare che nel popolo non trovasse spazio l’infedeltà, la mancanza di coraggio o il rifiuto di ubbidire agli ordini di Giosuè …

Grandi sfide davanti a loro, ma anche un chiaro e forte incoraggiamento da parte del Signore attraverso la risposta in questo atto di rinnovata fedeltà, da parte delle due tribù e mezzo che avevano già avuto il loro territorio … [12-18]

Non posso immaginare esattamente lo stato d’animo di Giosuè, ma certamente c’erano tutte le gli elementi per essere incoraggiato e gioioso nel servire il Signore e guidare il popolo … ma immagino anche che nel suo cuore fosse chiaro il ricordo di quanto ostinato fosse stato quel popolo, quanto ribelle, quanti danni avesse fatto nella sua testardaggine contro Mosè e il Signore negli anni trascorsi … eppure Dio non aveva rinunciato, stava mantenendo le sue promesse ai padri, anche riguardo alla terra promessa, e Giosuè era sfidato a fidarsi di Dio, a ubbidire con convinzione ai Suoi comandamenti, a impegnarsi al massimo e a mostrare il coraggio che viene dalla fede, cioè affidarsi completamente al solo vero Dio che aveva dimostrato la Sua grandezza nel corso del tempo, anche nelle sue esperienze di vita personale …

Non finirò mai di imparare la preziosità della storia come maestra di vita, quindi non per ripetere l’errore di tanti e cioè di tornare a fare le stesse cose, a commettere gli stessi errori, dimostrando di non aver imparato nulla … anzi, a tenere gli occhi fissi sul Signore e nel ricordare attentamente gli errori della mia storia, per non ripeterli … Signore, soccorrimi in questo mio buon proposito, ti prego …

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Chiesa Evangelica Isola

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