[17/03, 10:23] Sergio D’Ascenzo: Geremia 30:1-10
“ritornerà, sarà in riposo, sarà tranquillo e nessuno più lo spaventerà…”!
“[1] Ecco la parola che fu rivolta a Geremia da parte del Signore: [2] «Così parla il Signore, Dio d’Israele: “Scrivi in un libro tutte le parole che ti ho dette: [3] poiché ecco, i giorni vengono”, dice il Signore, “in cui io riporterò dall’esilio il mio popolo d’Israele e di Giuda”, dice il Signore, “e li ricondurrò nel paese che diedi ai loro padri, ed essi lo possederanno”». [4] Queste sono le parole che il Signore ha pronunciato riguardo a Israele e a Giuda. [5] «Così parla il Signore: “Noi udiamo un grido di terrore, di spavento, e non di pace. [6] Informatevi e guardate se un maschio partorisce! Perché dunque io vedo tutti gli uomini con le mani sui fianchi come donna che partorisce? Perché tutte le facce sono impallidite? [7] Ahimè, perché quel giorno è grande, non ce ne fu mai altro di simile; è un tempo di angoscia per Giacobbe, ma tuttavia egli ne sarà salvato. [8] In quel giorno”, dice il Signore degli eserciti, “io spezzerò il suo giogo dal tuo collo e romperò le tue catene; gli stranieri non ti faranno più loro schiavo, [9] ma quelli d’Israele serviranno il Signore, il loro Dio, e Davide loro re, che io susciterò loro. [10] Tu dunque, Giacobbe, mio servitore, non temere”, dice il Signore; “non ti sgomentare, Israele; poiché, ecco, io ti salverò dal lontano paese, salverò la tua discendenza dalla terra di schiavitù. Giacobbe ritornerà, sarà in riposo, sarà tranquillo e nessuno più lo spaventerà.”.
Come il libro di Geremia ci ha ormai abituati, alle profezie molto serie e dure in cui il profeta annuncia in nome di Dio il Suo giudizio, la punizione per coloro che rifiutavano di sottomettersi al Signore, che vivevano nella malvagità, nella trasgressione della Legge di Dio, rifiutando di tutelare i poveri, gli ultimi nel popolo, le vedove e gli orfani, vivendo arrogantemente nell’ingiustizia, nella violenza … quindi ai giudizi annunciati contro i falsi profeti, contro il re che non riportava il popolo a Dio, contro i sacerdoti … si alternano parole di misericordia, con la promessa del rientro in patria per coloro che invece avessero continuato fedelmente a temere Dio anche durante l’esilio!
Torna perciò ricorrente, nelle parole di Geremia, la manifestazione dell’Amore di Dio e l’invito al popolo al ravvedimento, a tornare Dio, nonostante meritasse solo il Suo giudizio … (1-3)
“I giorni vengono” dice il Signore “in cui io riporterò dall’esilio il mio popolo d’Israele e di Giuda e li ricondurrò nel paese che diedi ai loro padri, ed essi lo possederanno”!
Dio non fa di tutta l’erba un fascio, né butta l’acqua col bambino … Infatti dimostra come Egli è attento e distingue coloro che sono soggetti al Suo giudizio, da chi invece temeva Dio, aveva accettato dalle Sue mani il Suo giudizio, viveva nella fede nel solo vero Dio anche in terra straniera, ubbidiva alla Sua Legge, cercava il bene del luogo dove vivevano, come il Signore aveva loro comandato …
Dio era un attento e obiettivo testimone della situazione del popolo, sapeva bene le sofferenze vissute nel giudizio che aveva imposto attraverso l’invasione da parte dei calde e la deportazione del popolo! Vedeva chiaramente l’apatia del popolo inerme e perfino ironizza sugli uomini di Giuda in esilio con le “mani sui fianchi”, un po’ come le donne con i dolori del parto, incapaci di qualsiasi iniziativa, perché rifiutavano di sottomettersi al volere del Signore … (4-7)
Eppure, in quel quadro effettivamente drammatico, Dio soccorre i Suoi, protegge e rassicura con le Sue promesse coloro che Lo amano e Lo temono!
“In quel giorno io spezzerò il suo giogo dal tuo collo e romperò le tue catene; gli stranieri non ti faranno più loro schiavo, ma quelli d’Israele serviranno il Signore, il loro Dio, e Davide loro re, che io susciterò loro.”!
Dio rinnovò la promessa di porre fine all’esilio di Giuda … Coloro che Lo amavano e temevano sarebbero tornati “a casa”! (8-10)
Ma perché Geremia parla di “Davide” se il re era da molto tempo fra i defunti e già diversi re erano succeduti a lui, fino a quello attuale in ellsilio a Babilonia e che certamente non sarebbe tornato dall’esilio dopo i 70 anni, come coloro che, invece, temevano Dio?
Questo è uno di quei messaggi “fra le righe” nella letteratura profetica, cioè affermare cose che superavano la contemporaneità degli eventi, vicende che andavamo oltre cioè che il profeta affermava riguardo ai destinatari del momento …
Questa è evidentemente una profezia messianica, riferita cioè anche al tempo del Messia di Dio che sarebbe venuto, Colui che – discendente umanamente da Davide – sarebbe stato il Re suscitato da Dio, perché coloro che – anche nel futuro avessero amato e temuto Dio, sarebbe stato quello che l’apostolo Paolo definirà “l’Israele di Dio” (Romani 9:6 e Galati 6:16), cioè i salvati per i meriti del Messia! Costoro vivranno nel futuro come sudditi del Re dei re, in una pace che nessuno potrà mai togliere loro, nessuno più farà loro paura!



