“Il Signore mi disse: “Non lo temere, perché io ti do nelle mani lui, tutta la sua gente e il suo paese …”

[1] «Poi ci voltammo e salimmo per la via di Basan. Og, re di Basan, con tutta la sua gente, uscì contro di noi per darci battaglia a Edrei. [2] Il Signore mi disse: “Non lo temere, perché io ti do nelle mani lui, tutta la sua gente e il suo paese; tu farai a lui quel che facesti a Sicon, re degli Amorei, che abitava a Chesbon”. [3] Così il Signore, il nostro Dio, diede in nostro potere anche Og, re di Basan, con tutta la sua gente. Noi li battemmo in maniera tale che nessuno rimase in vita. [4] Gli prendemmo in quel tempo tutte le sue città. Non ci fu città che noi non prendessimo loro: sessanta città, tutta la regione di Argob, il regno di Og in Basan. [5] Tutte queste città erano fortificate, con alte mura, porte e sbarre, senza contare le città aperte, che erano in grandissimo numero. [6] Noi le votammo allo sterminio, come avevamo fatto con Sicon, re di Chesbon; votammo allo sterminio ogni città: uomini, donne, bambini. [7] Ma riservammo come nostra preda tutto il bestiame e le spoglie delle città. [8] In quel tempo dunque prendemmo ai due re degli Amorei il paese che è di là dal Giordano, dalla valle dell’Arnon al monte Ermon, [9] il quale Ermon è chiamato Sirion dai Sidoniti e Senir dagli Amorei, [10] tutte le città della pianura, tutto Galaad, tutto Basan fino a Salca e a Edrei, città del regno di Og in Basan. [11] (Poiché Og, re di Basan, era rimasto il solo della stirpe dei Refaim. Ecco, il suo letto, un letto di ferro, non è forse a Rabbat degli Ammoniti? Ha nove cubiti di lunghezza e quattro cubiti di larghezza, secondo il cubito di un uomo.’.

Forse il brano di oggi non sembra suscitare grandi riflessioni … eppure con esso continuano le lezioni di storia di Mosè che, prima di affrontare le terre destinate loro in Canaan, come stabilito dalla promessa di Dio, prima di superare il Giordano ricorda come affrontarono i regni dei due re degli Amorei … (8)

Dopo aver ricordato loro la fine di quei regno e di come Dio era stato il solo protagonista di quelle vittorie, di come il Signore aveva iniziato a suscitare la paura degli israeliti nei popoli che incontravano … ci troviamo davanti ancora alla distruzione, lo sterminio di un altro popolo per dare a Israele la loro terra …

Mosè cita il secondo re di quella stirpe e ripete sostanzialmente le stesse verità, cioè che tutto questo dipendeva dalla volontà di Dio …

L’azione di Dio si ripeteva e, come avevamo visto nel precedente brano, da una parte il Signore giudicava giustamente e in modo terrificante l’idolatria, la malvagità dei popoli pagani che Israele affrontava e, dall’altra, manteneva la Sua promessa di dare una terra ai Suoi …

Si dimostra quindi che non siamo davanti alla descrizione di un Dio malvagio e capriccioso, ma della giustizia e della misericordia di Dio, ambedue in azione!

Inoltre, nella descrizione è ricordo di Mosè, non c’era, non c’è e non ci sarà mai alcuna possibilità di resistere al Dio onnipotente, Signore del cielo della terra e Creatore di tutte le cose!

Quindi un altro aspetto altrettanto evidente nel discorso di Mosè, ricorda che nessuna forma di orgoglio doveva manifestarsi in Israele, perché tutto quello che riuscivano a fare, tutto quello che avevano, tutto quello che avrebbero ottenuto non era altro che un dono immeritato da parte di Dio!

Anche i nemici più terribili, in questo caso l’ultimo re dei Refaim, una stirpe famosa per la loro grandezza fisica, uomini enormi chiamati giganti, era ormai estinta, annientata per volere di Dio … A dimostrazione delle loro caratteristiche umanamente incredibili, Mosè cita l’evidente famoso letto di questo re, grande all’incirca quattro metri e mezzo di lunghezza e due di larghezza, un oggetto che testimoniava la grandezza umana … Eppure, ormai era diventato solo il simbolo di un ricordo di ciò che non c’era più, perché Dio aveva messo fine alla loro stirpe, facendo posto al Suo popolo!

Ecco, quest’idea che Dio non fa ingiustizie, ma applica il Suo giudizio nel confronto dei pagani voglio tenerlo ben presente, perché ciò che Dio ha fatto per Israele non diventi semplicemente una descrizione o un ricordare grandi imprese, per certi versi discutibili, a vantaggio di un popolo che non meritava affatto ciò che riceveva (visto che era un popolo dal collo duro e che avrebbe meritato ben altro), ma un sottolineare, se mai ce ne fosse bisogno, che la misericordia, la Grazia e la bontà di Dio, non sono cose che si possono spiegare umanamente … perché nessun essere umano può vantare di essere raggiunto da tali doni come il premio di qualcosa che l’uomo è o fa!

Resta il fatto, come ricorderà Paolo all’inizio della lettera ai Romani, che sulla Terra “… non c’è nessun giusto, neppure uno, tutti sono privi della gloria di Dio …”, perciò tutti siamo giustamente destinati alla Sua ira, alla Sua condanna e quindi all’inferno, all’eterna separazione da Dio!

Di conseguenza, la Sua misericordia, la Sua pietà, la Sua bontà, la Sua fedeltà … sono elementi che, per l’incomprensibile e inspiegabile volontà di Dio, si riversano su delle persone che non li meritano e che di conseguenza vengono trasformate dall’intervento di Dio! Gli effetti si vedono, perchè cominciano a vivere una vita nuova, completamente nuova, in quanto il primo cambiamento avviene nel cuore dove Dio sa agire, e poi si manifesta negli atteggiamenti, nei comportamenti …

Perciò, la Grazia non si merita, ma ci raggiunge inspiegabilmente dal Dio di ogni misericordia …

Così Mosè ricordò le prime conquiste prima di passare il Giordano, incoraggiando il popolo a fidarsi di Dio che li aveva chiamati all’esistenza, moltiplicati, liberati dalla schiavitù, ma anche puniti, corretti, fino a quel giorno nel quale stavano per entrare finalmente nella terra promessa …

Signore, non capisco, ma ti adoro per ciò che mi doni …

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Chiesa Evangelica Isola

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